Se stai cercando i migliori bot Telegram ti sarai già accorto di una cosa fastidiosa: quasi tutte le liste che trovi si somigliano in modo sospetto, e diversi bot consigliati oggi non esistono più. La prima versione di questo articolo l’ho pubblicata nel 2022. Rileggendola nell’estate del 2026 ho fatto una cosa che quasi nessuno si prende la briga di fare: sono andato a controllare, uno per uno, se quei bot rispondono ancora e se sono ancora la stessa cosa che erano. Il risultato mi ha spinto a buttare via tutto e riscrivere da capo. Qui trovi la lista verificata il 16 agosto 2026, il metodo in tre passaggi per controllare da solo qualsiasi bot prima di fidarti, e la parte che le altre guide saltano a piè pari: cosa legge davvero un bot quando lo aggiungi a un gruppo.
Cosa sono i bot di Telegram, spiegato senza giri di parole
Un bot di Telegram è un programma che vive dentro l’app e si comporta come se fosse un contatto. Gli scrivi, lui risponde. La differenza rispetto a una persona è che dall’altra parte non c’è nessuno: c’è un server, da qualche parte nel mondo, che riceve il tuo messaggio attraverso le API ufficiali di Telegram e restituisce una risposta.
Questa immagine del “contatto che non è una persona” è comoda ma nasconde il punto più importante, e cioè che il bot non gira dentro il tuo telefono. Non è un’app che installi. È un servizio remoto a cui tu stai inviando dati. Quando digiti una domanda a un bot traduttore, quella frase esce dal tuo dispositivo, attraversa l’infrastruttura di Telegram e arriva al server di chi ha scritto il bot. Che può essere una società strutturata, uno sviluppatore appassionato, oppure un anonimo di cui non saprai mai nulla.
Tenere a mente questa catena cambia completamente il modo in cui scegli. Non stai scegliendo una funzione: stai scegliendo un fornitore.
Bot, gruppi e canali: tre cose diverse che vengono confuse di continuo
Prima di andare avanti conviene mettere ordine, perché la confusione tra questi tre strumenti è la causa di metà degli errori che vedo fare. Il gruppo è una conversazione a più voci, dove tutti possono scrivere. Il canale è a senso unico: pubblicano solo gli amministratori e gli iscritti leggono. Il bot è uno strumento che puoi usare da solo in chat privata, oppure inserire dentro un gruppo o un canale per aggiungere funzioni che Telegram non offre di suo.
Se il tuo obiettivo è comunicare con un pubblico, il punto di partenza non è il bot ma il canale: ne ho scritto la guida operativa in come aprire un canale Telegram e pubblicarci contenuti automaticamente. Il bot arriva dopo, quando il canale esiste già e la gestione manuale comincia a costare troppo tempo.
Perché i bot si sono presi Telegram e non altre piattaforme
Telegram ha fatto una scelta che le altre app di messaggistica non hanno fatto: ha aperto le API dei bot a chiunque, gratuitamente, senza processo di approvazione e senza costi di piattaforma. Su WhatsApp per automatizzare qualcosa devi passare da un provider certificato e pagare a conversazione. Su Telegram apri BotFather, scrivi un comando e in due minuti hai un bot funzionante.
Questa apertura ha prodotto un ecosistema enorme e vivacissimo. Ha prodotto anche l’effetto collaterale con cui dobbiamo fare i conti in questo articolo: nessuno controlla nulla. Non esiste uno store, non esiste una revisione, non esiste un obbligo di mantenere in vita il servizio. Un bot può smettere di funzionare domani mattina e nessuno te lo dirà.
Il problema che nessuna lista di bot ti racconta
Nel 2022 avevo consigliato otto bot. Erano scelte ragionevoli per l’epoca. Ad agosto 2026 sono andato a interrogare la pagina pubblica di ognuno di quegli username e ho guardato tre cose: il nome visualizzato, la biografia e il pulsante di azione. Ecco cosa ho trovato.
| Username consigliato nel 2022 | Cos’era allora | Cosa risponde oggi |
|---|---|---|
| @BotFather | Il bot che crea i bot | Identico, con badge di verifica ufficiale. Solido |
| @UnitConversionBot | Conversione unità di misura | Vivo, con bio e codice sorgente pubblico su GitHub |
| @exchangeratesbot | Cambi valuta in tempo reale | Vivo, con biografia coerente |
| @TrackBot | Tracciamento spedizioni | Vivo, biografia coerente e multilingua |
| @PollBot | Sondaggi per gruppi | Esiste, ma Telegram ha integrato i sondaggi nativamente |
| @instantAnswerBot | Il bot ufficiale di DuckDuckGo | Stesso username, oggi si chiama “AI Astro” e non ha biografia |
| @safe_bot | Generatore di password | Nessun nome descrittivo, nessuna biografia |
| @translate_bot | Traduzione istantanea | Nessuna biografia, nessun riferimento a chi lo gestisce |
Quattro voci su otto, in meno di quattro anni, sono diventate qualcosa di diverso da quello che avevo descritto. Il caso più istruttivo è quello di @instantAnswerBot. Nel 2022 era il bot ufficiale di un motore di ricerca noto per la sua posizione sulla privacy. Oggi lo stesso identico username risponde con un altro nome e senza alcuna descrizione pubblica. Chi ha letto la mia vecchia lista e ha cliccato pensando di parlare con DuckDuckGo, oggi sta parlando con qualcos’altro.
È il fenomeno che chiamo marcescenza degli username, e nel mondo Telegram è particolarmente insidioso. Su un sito web, se un servizio chiude, il dominio scade e la pagina va in errore: te ne accorgi. Su Telegram lo username resta, la chat si apre, il pulsante “Avvia bot” compare come sempre. Non c’è nessun segnale visibile che ti avverta che dietro quel nome ora c’è un altro proprietario, un altro server e un’altra intenzione.
Ho fatto la stessa verifica anche su una serie di bot che circolano nelle liste più recenti. @ShieldyBot, citato per anni come antispam, oggi non esiste più. @Zapier non esiste. @DailyBot, che in molti articoli viene descritto come assistente per la produttività, oggi risponde con un nome cinese e si presenta come esperto di programmazione C++. @AnonFileBot, nato per la condivisione anonima di file, oggi si chiama “Animals”. E @Skeddy, che trovi consigliato ovunque come bot per i promemoria, non è affatto un bot: è un account personale con il pulsante “Invia messaggio” al posto di “Avvia bot”. Il bot vero, quello con la sua brava biografia e il link al sito, è @SkeddyBot.
Un carattere di differenza. Chi copia la lista sbagliata manda le persone a scrivere a uno sconosciuto.
Come ho verificato ogni bot di questa lista, e come puoi farlo anche tu
Questa parte vale più della lista stessa, perché la lista invecchierà mentre il metodo no. Sono tre controlli e richiedono meno di trenta secondi ciascuno.
Primo controllo: il badge di verifica
Telegram assegna una spunta di verifica ai bot ufficialmente collegati a un’organizzazione riconosciuta. Nella lista che segue, i bot verificati li ho segnalati esplicitamente. Sono pochissimi, e il fatto che siano pochissimi dovrebbe già dirti qualcosa: la stragrande maggioranza dei bot che il web italiano consiglia come “migliori” non ha alcuna verifica di identità dietro.
Attenzione a un equivoco frequente. Il badge non certifica che il bot funzioni bene o che tratti i tuoi dati correttamente. Certifica solo che chi lo gestisce è chi dice di essere. È un pezzo del puzzle, non la soluzione.
Secondo controllo: la biografia pubblica
Ogni bot può avere una descrizione. Quando la trovo assente su un bot che dovrebbe essere popolare, per me è un semaforo giallo acceso. Un progetto mantenuto ha quasi sempre una riga che dice cosa fa e spesso un link al sito o al repository. Un bot senza descrizione può essere legittimo, certo. Ma può anche essere un username riciclato, e non hai modo di distinguerli.
Il caso di @UnitConversionBot è l’esempio di come dovrebbe essere fatta: biografia chiara, funzione dichiarata, link al codice sorgente su GitHub. Puoi letteralmente leggere cosa fa il programma prima di usarlo. Su decine di bot che ho controllato, questa trasparenza l’ho trovata su una manciata.
Terzo controllo: il pulsante di azione
Questo è il trucco più veloce e il meno conosciuto. Apri la pagina pubblica del bot e guarda il pulsante. Se dice “Avvia bot” stai guardando un bot vero. Se dice “Invia messaggio” stai guardando un account utente normale, cioè una persona o un profilo che si è preso uno username che sembra quello di un bot. È esattamente il modo in cui ho smascherato il caso @Skeddy.
Aggiungo una regola operativa che dovrebbe essere il default per chiunque: non arrivare mai a un bot cliccando un link trovato in giro. Cerca lo username dentro Telegram, con la lente di ingrandimento. È il motivo per cui in questo articolo trovi tutti gli username scritti in chiaro e nessuno di essi è cliccabile. Non è una dimenticanza, è una scelta. Un link è una scatola chiusa, uno username digitato a mano nella barra di ricerca ti mostra il risultato prima che tu faccia qualsiasi cosa.
I migliori bot Telegram per gestire un gruppo
Se amministri una community, questa è la categoria dove i bot fanno la differenza più netta. Un gruppo sotto il centinaio di membri si gestisce a mano. Sopra, il tempo che spendi in benvenuti, spam da cancellare e domande ripetute cresce in modo insostenibile.
@MissRose_bot (nome visualizzato: Rose). È il riferimento della categoria e ha una biografia coerente con un canale di aggiornamenti dedicato. Copre ban, silenziamenti, avvertimenti progressivi, messaggi di benvenuto, filtri sulle parole e comandi personalizzati. Se dovessi indicarne uno solo a chi parte da zero, indicherei questo.
@Combot. Moderazione, analisi statistica del gruppo, antispam e gestione dei contenuti in un unico strumento. La parte di analytics è quella che lo distingue: ti dice quando il gruppo è attivo, chi partecipa davvero e quali contenuti generano conversazione. Per chi gestisce una community come parte di un lavoro, non come hobby, il dato conta.
@GroupHelpBot (Group Help). Sviluppato da un team italiano, è tra i più completi in circolazione e ha il vantaggio non banale di un’interfaccia comprensibile anche a chi non è tecnico. Buona alternativa a Rose se ti trovi male con la configurazione a comandi testuali.
@GroupButler_bot (Group Butler). Regole, antiflood, descrizione automatica, testi personalizzati. Progetto storico, ancora vivo e con biografia attiva alla verifica di agosto 2026.
Una nota che vale per tutti e quattro, e che riprenderò più avanti perché è il nodo centrale di questo articolo: per funzionare, questi bot vanno nominati amministratori. E un bot amministratore vede tutto quello che si scrive nel gruppo.
I migliori bot Telegram per chi gestisce un canale
@ControllerBot. Serve a costruire post ricchi per i canali, con formattazione curata, pulsanti, programmazione della pubblicazione e statistiche di visualizzazione. Se pubblichi con continuità e ti interessa che i post abbiano un aspetto professionale, è lo strumento giusto. Se il canale ti interessa come strumento di comunicazione strutturata, prima di occuparti dei bot ha senso guardare quali canali Telegram vale la pena seguire per capire come si presentano quelli fatti bene.
@LivegramBot. Trasforma un bot in una casella di feedback: i messaggi che le persone scrivono al tuo bot arrivano a te, e tu rispondi senza esporre il tuo account personale. Per un professionista che vuole un canale di contatto separato dal numero privato è una soluzione elegante e a costo zero.
@junction_bot (Junction Bot). Inoltro automatico di messaggi tra chat, canali e gruppi, con filtri e digest periodici. È il bot che uso come esempio quando spiego che l’automazione non deve essere complicata per essere utile: sposta contenuti da A a B secondo regole, punto.
@telegraph (Telegraph, verificato). Bot ufficiale di Telegram per gestire gli articoli pubblicati su telegra.ph e vederne le statistiche di lettura. Sottovalutato: telegra.ph è un modo velocissimo per pubblicare un testo lungo da linkare in un canale, senza appoggiarsi a un sito esterno.
@Stickers (Stickers Bot, verificato). Il bot ufficiale per creare pacchetti di sticker e vederne le statistiche d’uso. Per un brand che vuole presidiare Telegram con qualcosa di riconoscibile, un pacchetto di sticker ben fatto lavora molto più di quanto ci si aspetti.
I migliori bot Telegram di utilità quotidiana
Questa è la categoria delle piccole cose che fanno risparmiare trenta secondi alla volta, dieci volte al giorno. Tutti quelli che seguono li ho verificati ad agosto 2026 e riportano una biografia pubblica coerente con la funzione dichiarata.
@UnitConversionBot converte unità di misura scrivendo semplicemente cosa vuoi convertire, e come dicevo ha il codice sorgente pubblico. @exchangeratesbot restituisce i cambi valuta aggiornati, utile in viaggio e per chi fattura all’estero. @TrackBot segue le spedizioni di numerosi corrieri nazionali e internazionali dentro la chat, ed è uno dei pochi sopravvissuti indenni dalla lista del 2022.
@voicybot (Voicy) trascrive in testo i messaggi vocali, i file audio e i video messaggi. Se ricevi vocali da tre minuti mentre sei in riunione, questo bot da solo giustifica la lettura di tutto l’articolo. @SkeddyBot gestisce promemoria con linguaggio naturale, senza sintassi da imparare: attenzione allo username completo, per il motivo che ho spiegato sopra.
@feedreader_bot porta i feed RSS e Atom dentro Telegram, funziona in chat private, gruppi e canali e supporta anche i feed di YouTube. È il modo più semplice che conosco per alimentare un canale tematico senza dover copiare e incollare nulla a mano. @gmailbot (Gmail Bot) fa arrivare le nuove email in chat e consente di rispondere senza uscire da Telegram: valuta bene se vuoi che le tue email transitino da un bot, e leggi la sezione sui rischi prima di attivarlo.
@QuizBot crea quiz a risposta multipla con statistiche, ed è ottimo per la formazione interna e per animare una community. @like (LikeBot) e @vote (VoteBot) aggiungono rispettivamente pulsanti di reazione con emoji e sondaggi condivisibili. @GetIDsBot e @username_to_id_bot restituiscono gli identificativi interni di utenti, gruppi e canali: servono a chiunque debba configurare integrazioni tecniche e sono i due bot che apro più spesso quando lavoro su un’automazione per un cliente.
I bot ufficiali di Telegram che quasi nessuno cita
Curioso: nelle liste italiane questi compaiono raramente, eppure sono gli unici su cui non hai alcun dubbio di paternità. @BotFather (verificato) è il padre di tutti i bot e serve a crearli e gestirli. @GameBot (verificato) è il bot dimostrativo della piattaforma di giochi. @gif, @wiki, @youtube, @imdb e @bing sono bot inline: non devi aggiungerli da nessuna parte, li richiami scrivendo il loro nome in qualsiasi chat seguito da quello che cerchi, e ti propongono i risultati da inviare. Provali una volta e li userai per sempre.
Vale la pena fermarsi un secondo su questa asimmetria. Gli strumenti con la provenienza più certa sono i meno citati, mentre i più citati sono spesso quelli di cui non si sa chi ci sia dietro. Non è un caso: le liste premiano ciò che è vistoso, non ciò che è verificabile.
I migliori bot Telegram per il lavoro e l’automazione
@IFTTT (verificato) collega i tuoi gruppi e canali Telegram a centinaia di altri servizi, ed è il ponte più immediato tra Telegram e il resto della tua infrastruttura digitale. @GitHubBot e @gitlab_bot portano le notifiche dei repository dentro la chat, con la possibilità di rispondere direttamente. @trello_bot permette di creare schede senza uscire da Telegram.
Qui però devo essere onesto su un limite, perché la differenza tra un giocattolo e un sistema di lavoro sta esattamente in questo punto. Un bot di terze parti che collega Telegram al tuo gestionale va benissimo finché il flusso è semplice e i dati non sono sensibili. Quando l’automazione comincia a toccare anagrafiche clienti, preventivi o dati sanitari, appoggiarsi a un servizio gratuito gestito da terzi diventa una scelta che non regge un’analisi seria del rischio. In quel momento il salto giusto non è cercare un bot migliore: è costruire il proprio, oppure passare a un’architettura pensata per reggere il carico, come racconto nella guida completa all’automazione AI per le PMI italiane.
Detto questo, non voglio buttare il bambino con l’acqua sporca. La conversazione resta il formato di interfaccia più naturale che esista, e i bot funzionano per ragioni che vanno oltre la moda del momento: ne ho scritto in perché i bot funzionano, nonostante tutto.
Privacy mode: cosa legge davvero un bot dentro il tuo gruppo
Arriviamo al punto che mi ha convinto a riscrivere questo articolo invece di limarlo. In quattro anni di liste di bot pubblicate in italiano non ho trovato praticamente nessuno che spieghi questo meccanismo, e riguarda chiunque abbia mai aggiunto un bot a un gruppo di lavoro.
Telegram prevede una impostazione chiamata privacy mode. Quando è attiva, un bot dentro un gruppo riceve soltanto i comandi indirizzati esplicitamente a lui, i comandi generici se è stato l’ultimo a scrivere, i messaggi inviati tramite lui e le risposte ai suoi messaggi. Non vede la conversazione normale. Fin qui, tutto ragionevole.
Il dettaglio che cambia tutto sta nelle eccezioni, ed è scritto nero su bianco nella documentazione ufficiale delle funzionalità dei bot: la privacy mode è attiva di default per tutti i bot, tranne per quelli aggiunti al gruppo come amministratori. I bot amministratori ricevono sempre tutti i messaggi. Inoltre lo sviluppatore può disattivare la privacy mode, e a quel punto il bot riceve i messaggi esattamente come farebbe una persona presente nella chat.
Rileggi la sezione sui bot per gruppi qui sopra. Rose, Combot, Group Help, Group Butler: per fare il loro mestiere hanno tutti bisogno dei permessi di amministratore. È tecnicamente inevitabile, un bot non può cancellare uno spam se non ha il permesso di cancellare. Ma la conseguenza va detta ad alta voce: nel momento in cui nomini amministratore un bot di moderazione, ogni messaggio scritto in quel gruppo diventa disponibile al server che gestisce quel bot.
La stessa pagina di domande frequenti sui bot aggiunge un altro elemento che spesso sorprende: indipendentemente da qualsiasi impostazione, tutti i bot ricevono sempre l’intero contenuto delle chat private con gli utenti e tutti i messaggi dei canali di cui fanno parte. Nella chat uno a uno con un bot non esiste alcuna modalità privacy da attivare. Non c’è nulla di losco in questo, è il funzionamento normale e documentato di uno strumento conversazionale. Il problema nasce quando lo si ignora.
Cosa succede quando nessuno si pone il problema
Ti racconto un caso reale, ovviamente senza nomi. Una società di servizi con una trentina di dipendenti aveva un gruppo Telegram usato dal reparto operativo per coordinarsi durante la giornata. Non era un canale ufficiale, era nato spontaneamente perché era comodo. Dentro ci finivano nomi dei clienti, indirizzi degli interventi, numeri di telefono, di tanto in tanto anche fotografie di documenti mandate al volo per risolvere una pratica.
A un certo punto il gruppo era diventato caotico e qualcuno, con ottime intenzioni, aveva aggiunto un bot di moderazione trovato in una lista online. Nominato amministratore, naturalmente, altrimenti non avrebbe potuto cancellare nulla. Da quel giorno, per circa quattordici mesi, ogni messaggio di quel gruppo è stato trasmesso a un server di cui in azienda nessuno sapeva assolutamente niente: né chi lo gestisse, né in quale paese si trovasse, né per quanto tempo conservasse i dati.
La cosa è emersa durante un’analisi che stavo conducendo per tutt’altro motivo. Nessuno aveva agito in malafede e non c’è stato alcun incidente conclamato: il bot, per quanto ne sappiamo, faceva esattamente il suo mestiere. Ma la domanda che ho dovuto porre alla direzione, e a cui non c’era risposta, è la stessa che vale per chiunque legga questo articolo. Se domani un cliente chiedesse dove sono finiti i suoi dati, cosa rispondereste?
Questo è il tipo di esposizione che non compare in nessun report di sicurezza, perché non è un attacco. È una porta aperta da dentro, con le migliori intenzioni, da una persona che voleva solo tenere pulito un gruppo.
Quando aggiungere un bot diventa un trattamento di dati personali
Se il gruppo è quello degli amici del calcetto, quanto sopra è una curiosità tecnica. Se il gruppo è quello dei collaboratori della tua azienda, dei pazienti del tuo studio o dei clienti di un servizio, la faccenda cambia natura e diventa un tema di conformità che va gestito.
Nel momento in cui in quella chat transitano nomi, numeri di telefono, indirizzi, ordini o informazioni sulla salute, e tu introduci un bot amministratore che riceve tutto, stai facendo entrare un fornitore esterno dentro un trattamento di dati personali di cui sei titolare. Nel linguaggio del GDPR quel fornitore andrebbe inquadrato come responsabile del trattamento, con un accordo scritto ai sensi dell’articolo 28, istruzioni documentate, informazioni su dove risiedono i server e sulle eventuali garanzie per i trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo.
Ora prova a chiederti: per quanti dei bot elencati in questo articolo, o in qualunque altro articolo che hai letto, sapresti dire chi è la società che li gestisce e dove tiene i dati? Nella mia esperienza la risposta onesta è quasi sempre nessuno. Molti di questi progetti non hanno neppure un’entità giuridica identificabile a cui far firmare qualcosa.
Che l’autorità italiana consideri i chatbot un terreno tutt’altro che marginale lo dimostrano i provvedimenti degli ultimi anni. A maggio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato per cinque milioni di euro la società che gestisce un noto chatbot conversazionale, contestando basi giuridiche inadeguate, informativa carente e assenza di verifica dell’età, e aprendo contestualmente una nuova istruttoria sul modello di intelligenza artificiale che alimenta il servizio. Il tema del bot che raccoglie dati non è teoria da convegno: è materia di ispezioni e di sanzioni.
Da consulente privacy iscritto a Federprivacy, il consiglio che do ai clienti è meno drastico di quanto ci si aspetti. Non serve rinunciare ai bot. Serve separare i contesti: uno strumento gratuito di terze parti va benissimo in una community pubblica dove non transita nulla di riservato, e va evitato dove circolano dati di persone identificabili. Se hai bisogno di automazione proprio lì, la strada corretta è un bot tuo, su infrastruttura tua, come parte di un impianto di adeguamento privacy fatto per davvero.
Come riconoscere un bot Telegram pericoloso
C’è un livello ulteriore che va oltre la conformità, ed è il rischio di trovarsi davanti a un bot costruito apposta per fare danno. Con la certificazione di ethical hacker mi capita di analizzare parecchi casi, e i pattern ricorrenti sono sempre gli stessi.
Il primo e più pericoloso è il bot che ti chiede di autenticarti. Nessun bot legittimo ti chiederà mai il codice di accesso a Telegram, la password a due fattori o le credenziali del tuo home banking. Un bot che simula una schermata di login è un tentativo di furto dell’account, punto. Il secondo pattern è il bot finanziario: airdrop di criptovalute, guadagni automatici, presunti sistemi di trading. Il terzo è il bot che imita un marchio noto, contando sul fatto che nessuno controllerà se il badge di verifica c’è davvero.
Le dimensioni del fenomeno non sono trascurabili. Secondo il bilancio 2025 del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, nell’anno sono stati trattati 51.560 casi, di cui 27.085 di cybercrime economico finanziario, in un quadro in cui l’uso dell’intelligenza artificiale e dei deepfake rende i tentativi di truffa sempre più sofisticati. La messaggistica istantanea è uno dei canali principali attraverso cui questi tentativi arrivano alle persone.
I segnali di allarme su cui addestro i team dei miei clienti sono cinque, e li puoi controllare in meno di un minuto:
- ti è arrivato tramite un link e non l’hai cercato tu dentro Telegram
- chiede credenziali, codici di verifica o dati di pagamento
- promette rendimenti, premi o vantaggi economici
- ha un nome che imita un marchio noto ma non ha il badge di verifica
- mette fretta, con conti alla rovescia o minacce di chiusura dell’account
Se ne riconosci anche uno solo, non avviare il bot. Se lo hai già avviato e hai inserito qualcosa, revoca le sessioni attive dalle impostazioni di Telegram e cambia le credenziali coinvolte. Nei contesti aziendali questo tipo di verifica non dovrebbe dipendere dalla prontezza del singolo dipendente, ma essere parte di una politica di sicurezza informatica definita a monte.
Come creare un bot Telegram tuo in cinque minuti
La conclusione naturale di tutto questo ragionamento è che il bot più affidabile è quello di cui conosci il proprietario, e cioè il tuo. La buona notizia è che il primo passo è banale e non richiede di scrivere una riga di codice.
Apri Telegram e cerca @BotFather, verificando che ci sia il badge. Avvia la conversazione e invia il comando /newbot. Ti verrà chiesto un nome visualizzato, quello che le persone vedranno, e uno username, che deve essere univoco e terminare con “bot”. A quel punto BotFather ti restituisce un token: è la chiave che permette al tuo programma di comandare il bot. Trattalo come una password, perché lo è. Chi ha il token controlla il bot.
Da lì puoi impostare descrizione, immagine e comandi sempre tramite BotFather. Quello che ancora manca è la parte che fa qualcosa: il token da solo non produce risposte, serve un programma in ascolto. Per casi semplici bastano piattaforme di automazione visuale senza codice. Per casi seri servono un server, una logica applicativa e qualcuno che se ne occupi nel tempo.
Vale la pena essere espliciti su un punto che il marketing degli ultimi due anni ha molto confuso. Un bot a comandi e un assistente conversazionale basato su modelli linguistici sono due cose diverse: il primo risponde a istruzioni predefinite, il secondo interpreta il linguaggio naturale, mantiene il contesto e può agire su sistemi collegati. Il secondo è enormemente più utile e altrettanto più delicato da governare, ed è il terreno su cui lavoro quando mi occupo di creazione di agenti AI su misura.
Tre errori che vedo ripetere quasi sempre
Il primo è il collezionismo. Si scopre che i bot esistono, si trova una lista come questa e si finisce per aggiungerne sei o sette allo stesso gruppo, ciascuno per una funzione minuscola. Il risultato è un gruppo che risponde in modo imprevedibile, con bot che si accavallano, e soprattutto sei fornitori diversi che ricevono la stessa conversazione invece di uno. La regola sana è quella opposta: il numero minimo di bot che risolve il problema, preferendo uno strumento completo a tanti strumenti parziali.
Il secondo è confondere il bot con la strategia. Capita spesso in azienda: qualcuno propone di mettere un bot sul canale per l’assistenza clienti, e la discussione si concentra su quale bot scegliere. La domanda giusta viene prima ed è un’altra: quali sono le venti richieste che arrivano più spesso, e quante di queste hanno una risposta stabile che si può automatizzare senza peggiorare il servizio? Se non sai rispondere, qualunque bot tu scelga produrrà clienti irritati che chiedono di parlare con una persona.
Il terzo è non avere un piano per il giorno in cui il bot smette di funzionare. È l’errore che questo articolo dimostra meglio di qualsiasi argomentazione: un servizio gratuito gestito da uno sconosciuto non ha alcun obbligo verso di te. Se un pezzo del tuo flusso di lavoro dipende da un bot pubblico, ti stai appoggiando a qualcosa che può sparire senza preavviso. Va benissimo, purché tu lo sappia e la caduta non blocchi nulla di importante.
Tabella riepilogativa dei bot verificati
Ecco il riassunto di tutto, con lo stato rilevato alla verifica del 16 agosto 2026. Ti consiglio di salvarla e di ricontrollarla fra un anno.
| Bot | A cosa serve | Categoria | Verificato da Telegram |
|---|---|---|---|
| @BotFather | Creare e gestire i propri bot | Ufficiale | Sì |
| @Stickers | Creare pacchetti di sticker e vederne le statistiche | Ufficiale | Sì |
| @telegraph | Gestire articoli su telegra.ph e le loro letture | Ufficiale | Sì |
| @IFTTT | Collegare Telegram a centinaia di altri servizi | Automazione | Sì |
| @MissRose_bot | Moderazione completa dei gruppi | Gruppi | No |
| @Combot | Moderazione, antispam e statistiche del gruppo | Gruppi | No |
| @GroupHelpBot | Gestione gruppi con interfaccia guidata | Gruppi | No |
| @GroupButler_bot | Regole, antiflood e testi personalizzati | Gruppi | No |
| @ControllerBot | Post ricchi e programmati per i canali | Canali | No |
| @LivegramBot | Ricevere messaggi senza esporre l’account personale | Canali | No |
| @junction_bot | Inoltro automatico e digest tra chat | Canali | No |
| @UnitConversionBot | Conversione unità di misura, codice pubblico | Utilità | No |
| @exchangeratesbot | Cambi valuta aggiornati | Utilità | No |
| @TrackBot | Tracciamento spedizioni | Utilità | No |
| @voicybot | Trascrizione di vocali e audio in testo | Utilità | No |
| @SkeddyBot | Promemoria in linguaggio naturale | Utilità | No |
| @feedreader_bot | Feed RSS e Atom dentro Telegram | Utilità | No |
| @QuizBot | Quiz a risposta multipla con statistiche | Utilità | No |
| @GetIDsBot | Identificativi interni di utenti, gruppi e canali | Tecnico | No |
| @GitHubBot | Notifiche dei repository in chat | Lavoro | No |
| @trello_bot | Creare schede Trello senza uscire da Telegram | Lavoro | No |
La checklist da usare prima di aggiungere qualsiasi bot
Ti lascio lo strumento operativo che uso io, ridotto all’osso. Sono sei domande e vanno fatte in ordine, perché la prima risposta negativa ferma tutto.
- Ho cercato lo username dentro Telegram invece di cliccare un link trovato altrove?
- Il pulsante dice “Avvia bot” e non “Invia messaggio”?
- Ha una biografia coerente con quello che dovrebbe fare?
- Se sostiene di appartenere a un marchio noto, ha il badge di verifica?
- Ho capito se dovrà essere amministratore e quindi leggere tutti i messaggi?
- In quella chat circolano dati personali che non voglio far uscire dall’azienda?
Le prime quattro proteggono te come utente. Le ultime due proteggono la tua azienda, e sono quelle che nella pratica vengono saltate quasi sempre. Un’ultima raccomandazione che non costa nulla: segnati da qualche parte quali bot hai attivo e su quali gruppi, e rifai questa verifica una volta all’anno. Come hai visto dalla tabella all’inizio, in quattro anni metà di una lista può cambiare padrone senza che nessuno ti avverta.
Riepilogo dei punti chiave
I migliori bot Telegram del 2026, verificati uno per uno il 16 agosto 2026, si dividono in quattro famiglie: gestione gruppi (@MissRose_bot, @Combot, @GroupHelpBot, @GroupButler_bot), gestione canali (@ControllerBot, @LivegramBot, @junction_bot, oltre agli ufficiali @telegraph e @Stickers), utilità quotidiana (@UnitConversionBot, @exchangeratesbot, @TrackBot, @voicybot, @SkeddyBot, @feedreader_bot, @QuizBot, @GetIDsBot) e lavoro (@IFTTT, @GitHubBot, @gitlab_bot, @trello_bot). La verifica ha mostrato che quattro degli otto bot consigliati nel 2022 oggi sono spariti, senza biografia o riconvertiti ad altro: su Telegram lo username sopravvive al servizio e può cambiare proprietario senza alcun segnale visibile. Il metodo per controllare qualsiasi bot è in tre passaggi: badge di verifica, biografia pubblica, pulsante “Avvia bot” invece di “Invia messaggio”. Il punto che quasi nessuna guida affronta riguarda la privacy mode: è attiva di default, ma non per i bot nominati amministratori, che ricevono tutti i messaggi del gruppo. In un contesto aziendale questo significa introdurre un fornitore esterno dentro un trattamento di dati personali, con i relativi obblighi GDPR. Per le chat dove circolano dati riservati la scelta corretta non è un bot di terze parti migliore, ma un bot proprio su infrastruttura controllata.
Domande frequenti sui migliori bot Telegram
Cosa sono i bot di Telegram?
I bot di Telegram sono programmi che compaiono nell’app come contatti speciali e rispondono ai messaggi tramite le API ufficiali di Telegram. Non girano sul tuo telefono: ogni messaggio che invii viene elaborato dal server di chi ha sviluppato il bot. Servono ad automatizzare attività ripetitive, moderare gruppi, recuperare informazioni o collegare Telegram ad altri servizi.
I bot di Telegram sono gratuiti?
Telegram non fa pagare l’uso delle API dei bot, quindi la stragrande maggioranza dei bot pubblici è gratuita. Alcuni progetti offrono funzioni avanzate a pagamento tramite abbonamento gestito dallo sviluppatore. Va però considerato che un servizio gratuito non ha alcun obbligo di continuità: può chiudere o cambiare gestore da un giorno all’altro, come dimostra la verifica riportata in questo articolo.
Come si aggiunge un bot a un gruppo Telegram?
Apri le impostazioni del gruppo, scegli di aggiungere un membro e cerca lo username esatto del bot. Se il bot deve moderare, cancellare messaggi o bannare utenti, dovrai nominarlo amministratore e assegnargli i permessi necessari. Attenzione: un bot amministratore riceve tutti i messaggi del gruppo, non solo i comandi diretti a lui.
Qual è il miglior bot per moderare un gruppo Telegram?
Per la moderazione generalista @MissRose_bot resta il riferimento più completo e mantenuto, con ban, silenziamenti, avvertimenti, benvenuti e filtri. Se ti servono anche statistiche sul gruppo, @Combot aggiunge una parte di analytics. Se preferisci un’interfaccia più guidata, @GroupHelpBot è un’ottima alternativa. Tutti e tre richiedono i permessi di amministratore per funzionare.
Un bot Telegram può leggere tutti i messaggi del gruppo?
Dipende dai permessi. Con la privacy mode attiva, che è l’impostazione predefinita, il bot riceve solo i comandi indirizzati a lui, le risposte ai suoi messaggi e i messaggi inviati tramite lui. Un bot nominato amministratore, però, riceve sempre tutti i messaggi, e lo sviluppatore può anche disattivare la privacy mode. Nelle chat private con un bot, invece, il bot riceve sempre tutto quello che scrivi.
Come capisco se un bot Telegram è ufficiale o falso?
Controlla tre cose. Il badge di verifica, che Telegram assegna ai bot legati a organizzazioni riconosciute. La biografia pubblica, che su un progetto mantenuto è quasi sempre presente e coerente. Il pulsante di azione: se dice “Invia messaggio” invece di “Avvia bot”, non stai guardando un bot ma un account personale con uno username ingannevole. Cerca sempre lo username dentro Telegram, mai cliccando link trovati altrove.
Esistono bot Telegram con intelligenza artificiale?
Sì, ed è la categoria cresciuta di più negli ultimi due anni. È anche quella in cui il rischio di imitazione è più alto: molti bot adottano nomi che richiamano assistenti AI famosi senza avere alcun legame con quelle società. Prima di usarne uno verifica badge e biografia, e ricorda che tutto quello che scrivi in chat privata a un bot arriva integralmente al suo server.
Serve saper programmare per creare un bot Telegram?
Per creare l’identità del bot no: bastano @BotFather e il comando /newbot, che restituisce il token di accesso. Per farlo rispondere serve un programma in ascolto, che per casi semplici può essere una piattaforma di automazione senza codice. Per un bot aziendale che deve reggere carico, integrarsi con i gestionali e rispettare obblighi di sicurezza, serve invece uno sviluppo su misura.
Usare un bot Telegram in azienda comporta obblighi GDPR?
Se attraverso il bot transitano dati personali di clienti, dipendenti o utenti, sì. Chi gestisce il bot diventa a tutti gli effetti un fornitore che tratta dati per tuo conto, e andrebbe inquadrato come responsabile del trattamento con un accordo scritto, istruzioni documentate e informazioni sulla localizzazione dei dati. Con la maggior parte dei bot pubblici gratuiti questo non è possibile, perché non esiste un soggetto giuridico identificabile con cui formalizzare l’accordo. Per una valutazione riferita al tuo caso specifico serve l’analisi di un consulente.
Da lista di bot a sistema che lavora per te
Se sei arrivato fin qui hai due cose che non avevi prima. Una lista di bot controllati sul serio, e un metodo per controllarli da solo quando questa lista comincerà a invecchiare, perché invecchierà. Il valore vero non sta nei nomi: sta nell’aver capito che dietro ogni bot c’è un fornitore, e che scegliere un bot è scegliere di chi fidarsi.
Il passo successivo dipende da dove ti trovi. Se gestisci una community, parti da uno strumento di moderazione solido e configuralo bene. Se gestisci un’azienda e ti sei accorto leggendo la sezione sul GDPR che nei tuoi gruppi di lavoro circolano cose che non dovrebbero uscire, la priorità non è aggiungere un bot ma togliere quelli che non sai chi ha in mano. E se invece hai capito che l’automazione conversazionale può farti risparmiare ore ogni settimana, allora il discorso si sposta dal cercare il bot giusto al progettare il tuo.
Non ti prometto che qualsiasi bot risolva un problema organizzativo: nella mia esperienza un’automazione costruita su un processo confuso amplifica la confusione invece di ridurla. Il lavoro utile comincia sempre dal capire cosa va automatizzato e cosa no.
Prenota una consulenza strategica: se vuoi capire quale automazione ha davvero senso per la tua azienda e come costruirla senza esporre i dati dei tuoi clienti, parliamone in una call dedicata.
