Quello che il tuo preventivo SEO non ti dice
Primo: il prezzo, che nessuna pagina servizio italiana dichiara. Le forbici di mercato, indicative e non un listino, sono queste. Un audit una tantum sta fra 500 e 2.000 euro. La consulenza a ore fra 60 e 150 euro. Un progetto continuativo per una PMI parte da 500 fino a 800 euro al mese e sale a 1.500 o 3.000 euro quando il settore è competitivo. Sotto i 400 euro al mese si compra la manutenzione di un plugin e un report. A spostare il prezzo sono tre cose: quanto è presidiata la SERP, in che stato parte il sito, e se i contenuti sono inclusi.
Secondo: la pratica sporca del settore, ed è nell'ultima riga del preventivo. Nella maggior parte dei casi contenuti e link building sono esclusi dal canone: il numero che ti convince a firmare non comprende le due attività che fanno la differenza, e le scoprirai al secondo mese come extra. Poi ci sono gli accessi: Search Console e Analytics intestati all'agenzia, e quando il rapporto finisce lo storico resta lì. Infine il report che mostra le posizioni conquistate su ricerche che contengono il tuo nome, cioè su chi ti aveva già trovato.
Terzo: la normativa, detta come sta. Nessuna legge disciplina la SEO, e le penalizzazioni di Google non sono sanzioni: sono decisioni di un'azienda privata. Due norme però toccano il tuo sito. Il D.Lgs. 26/2023 ha inserito fra le pratiche in ogni caso ingannevoli l'invio di recensioni false o commissionate, con sanzioni AGCM che partono da 5.000 euro; la legge 34 dell'11 marzo 2026, in vigore dal 7 aprile, ha aggiunto una disciplina specifica delle recensioni online. Se qualcuno ti propone recensioni per la scheda locale, ti offre un illecito, non un servizio SEO. Per i link a pagamento è diverso: non violano una legge italiana, violano le regole di Google. Nel primo caso rischi una multa, nel secondo il traffico.