Vulnerability assessment
La mappa completa delle vulnerabilità note su ciò che hai esposto: server, servizi, applicazioni, siti. Ampia e ripetibile. È il punto di partenza naturale, e per molte PMI è già sufficiente.
Sai cosa hai, e cosa è rottoCybersecurity per PMI e professionisti
Non ti prometto la sicurezza totale. Non esiste.
Ti dico dove sei esposto davvero, cosa sistemare per primo e quanto costa. Sono Ethical Hacker certificato (CPEH), CTU del Tribunale di Lodi e consulente GDPR iscritto a FederPrivacy: attacco i tuoi sistemi prima che lo faccia qualcun altro, e se il peggio è già successo so anche come si documenta davanti a un giudice.
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La sicurezza informatica è il lavoro con cui un'azienda riduce la probabilità di subire un attacco e limita i danni quando l'attacco arriva comunque. Non è un prodotto che si compra e si installa: è una postura, fatta di controlli tecnici, procedure e persone formate. La domanda giusta non è "sono al sicuro?", ma "quanto tempo resterei fermo, e quanto mi costerebbe?".
Le PMI italiane sono il bersaglio preferito, e il motivo è banale: hanno dati che valgono e difese pensate per un'azienda di dieci anni fa. Ransomware che cripta il gestionale, phishing che intercetta un bonifico, un sito WordPress non aggiornato che diventa la porta di ingresso. Quasi mai un attacco sofisticato. Quasi sempre una porta lasciata aperta.
Il mio lavoro parte da un principio scomodo: prima di comprare qualcosa, bisogna sapere cosa si sta proteggendo e da chi. Faccio l'inventario di ciò che è esposto, provo a entrarci, e ti consegno una lista ordinata per rischio, non per fatturato del fornitore. Se hai un sito o un e-commerce, quello è quasi sempre il punto da cui si comincia: l'analisi gratuita te ne dà una prima fotografia in 24 ore.
Nessun pacchetto da firmare al buio. Si comincia dal punto più esposto e si sale.
La mappa completa delle vulnerabilità note su ciò che hai esposto: server, servizi, applicazioni, siti. Ampia e ripetibile. È il punto di partenza naturale, e per molte PMI è già sufficiente.
Sai cosa hai, e cosa è rottoLe vulnerabilità non solo elencate, ma sfruttate. Con le stesse tecniche di chi ti attaccherebbe davvero, per dimostrare fin dove si arriva e cosa si porta via. Lavoro manuale, non una scansione automatica.
La prova, non l'ipotesiCosa si trova della tua azienda senza violare nulla: credenziali finite in vecchi data breach, documenti indicizzati per errore, informazioni sui dipendenti utili a costruire un attacco mirato.
Quello che l'attaccante sa giàAutenticazione a più fattori, aggiornamenti, segmentazione, WAF, e soprattutto backup che vengono ripristinati per prova. Il backup mai testato è la sorpresa più frequente e più costosa.
Meno ore di fermo, sempreLa maggior parte degli attacchi entra da una persona, non da un firewall. Campagne di phishing simulato sui tuoi collaboratori e formazione sui casi reali del tuo settore. Nessuna umiliazione, solo pratica.
Il fattore umano si allenaSei già stato colpito: si contiene, si preservano le evidenze, si ripristina. Poi si valuta la notifica al Garante entro 72 ore. Da CTU del Tribunale, so cosa serve se la vicenda finisce in causa.
Tecnica e valenza forenseChiunque ti prometta protezione totale ti sta vendendo qualcosa. Un sistema connesso è per definizione attaccabile, e l'obiettivo non è l'invulnerabilità: è alzare abbastanza il costo dell'attacco da rendere la tua azienda un bersaglio poco conveniente, e ridurre a poche ore ciò che altrimenti sarebbero giorni di blocco. Questa è una scelta economica, non una scelta tecnologica, e come tale va spiegata all'imprenditore in euro e in ore, non in acronimi.
Per questo non arrivo con una lista di prodotti da comprare. Arrivo con una lista di rischi ordinati, ognuno con la sua probabilità, il suo impatto e il costo per ridurlo. Alcuni li affronti subito perché costano poco e valgono molto. Altri li accetti consapevolmente, e va bene così: un rischio accettato con cognizione è una decisione, un rischio ignorato è una scommessa.
Sono onesto anche su cosa non sono. Non gestisco un SOC proprietario che monitora la tua rete ventiquattro ore su ventiquattro: se ti serve quello, te lo dico e ti indico chi lo fa bene. Il mio terreno è la valutazione indipendente, la messa in sicurezza di ciò che è esposto su internet, la conformità e la gestione dell'incidente. Un consulente che si vende come tuttofare è il primo rischio da mitigare.
Sono le due domande su cui il mercato gioca sporco: nessun prezzo pubblicato, e la normativa usata come leva di paura anche con chi non ci rientra. Rispondo qui.
Porto l'innovazione senza la paura. Sono Ethical Hacker certificato (CPEH), CTU del Tribunale di Lodi e consulente GDPR iscritto a FederPrivacy. Nella sicurezza informatica questa combinazione è rara e serve: chi ti attacca lascia tracce, e quelle tracce hanno valore solo se raccolte nel modo giusto. Un incidente non è solo un problema tecnico. Diventa quasi sempre un problema legale e assicurativo.
Gestisco datacenter dal 1996 e ho fondato un'azienda dedicata alla sicurezza applicata ai servizi internet. Dal 1993 ho seguito oltre 2.500 realtà in 12 paesi, ho collaborato con la Polizia Postale su reati informatici e giro le scuole italiane con il progetto "Genitori & Internet". So come si attacca. Ho scelto da che parte stare.
Nessun salto nel vuoto. Si comincia capendo dove sei, prima di muovere qualsiasi cosa.
Il sito è la parte più esposta di quasi ogni azienda. Ricevi in 24 ore un report su velocità, struttura e criticità evidenti, senza impegno.
30 minuti per definire il perimetro: cosa è esposto, quali dati tratti, cosa succederebbe domani mattina se il gestionale fosse criptato.
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Le risposte alle domande che mi fanno più spesso gli imprenditori sulla sicurezza.
Per una PMI italiana un vulnerability assessment si colloca indicativamente tra 3.000 e 8.000 euro, un penetration test mirato tra 5.000 e 12.000. Il prezzo dipende dall'ampiezza del perimetro, dalla profondità richiesta e dalla quota di lavoro manuale. Nessun preventivo serio nasce prima di aver guardato cosa c'è da analizzare.
Il primo controlla tutte le serrature e ti dice quali sono difettose: analisi ampia, in buona parte automatizzata. Il secondo prova ad aprirle e ti mostra cosa avrebbe potuto portare via: lavoro manuale, molto più profondo su un perimetro più ristretto. Non sono alternativi. Per la maggior parte delle PMI l'ordine giusto è assessment prima, test mirato poi.
Probabilmente no, se sei sotto i 50 dipendenti e i 10 milioni di fatturato e non operi in uno dei settori critici individuati dal D.Lgs. 138/2024. Ma se fornisci beni o servizi a un soggetto che rientra nel perimetro, il tuo livello di sicurezza diventa parte della sua conformità: sempre più spesso arriva un questionario da compilare, e non poterlo compilare significa uscire dalla fornitura. Verifichiamo insieme dove ti trovi, senza allarmismi.
Nessuno, personalmente. E questo è il punto: la stragrande maggioranza degli attacchi non è mirata, è automatica. Bot che scandagliano internet in cerca di un CMS non aggiornato, di una password riutilizzata, di una porta aperta. Non sei un bersaglio scelto, sei un bersaglio trovato. Ed è una brutta notizia, perché significa che essere poco interessanti non ti protegge.
Non spegnere e non "pulire" nulla prima di aver preservato le evidenze: è l'errore che distrugge sia l'analisi tecnica sia la posizione legale. Si contiene, si isola, si documenta, si ripristina da un backup verificato. In parallelo si valuta se l'incidente costituisce una violazione di dati personali: in tal caso, se comporta un rischio per gli interessati, va notificata al Garante entro 72 ore dalla scoperta. Da CTU del Tribunale gestisco anche questa parte.
Il rischio esiste, e per questo si governa. Prima di iniziare firmiamo un mandato scritto che definisce perimetro, orari, tecniche escluse e persone da avvisare. Le attività potenzialmente disruptive si concordano o si escludono. Un test autorizzato, tracciato e concordato è un esercizio controllato; un test improvvisato è un incidente.
No, e preferisco dirtelo. Il mio terreno è la valutazione indipendente, la messa in sicurezza di ciò che è esposto su internet, la formazione, la conformità e la gestione dell'incidente con valenza forense. Se la tua realtà ha bisogno di un monitoraggio continuo gestito, te lo dico e ti indirizzo. Un consulente che dice di saper fare tutto è già un rischio.
Parti dall'analisi gratuita: in 24 ore ricevi un report chiaro sulla parte più esposta della tua azienda. Oppure prenota 30 minuti con me e definiamo insieme il perimetro da proteggere davvero.
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