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La SEO del futuro NON è la SEO

La SEO del futuro NON è la SEO

Frequentando corsi e leggendo libri SEO, ma anche semplicemente navigando sul web è facile imbattersi ancora in consulenti e/o agenzie che profetizzano soluzioni infallibili per scalare la SERP. Queste mie slide, con relativa breve spiegazione, sono estrapolate da un talk che ho preparato alcuni mesi fa per il Seo Training (che il 21 Giugno toccherà col suo tour itinerante Milano, dove sarà presente anche il Tagliaerbe ).

Vorrei quindi porre le basi per una profonda riflessione: la SEO è arrivata al capolinea e quindi l’ottimizzazione per i motori di ricerca così come la si è concepita per molti anni ormai non ha più senso. Non solo è diventata parte di un contesto più ampio, ma è proprio il concetto che sta alla fonte che è errato. Cercherò quindi di spiegare e condividere l’esperienza maturata negli ultimi 7 anni sul mio blog (Elettronica Open Source) sperando che possa nascere un confronto serio con chi fa questo lavoro di professione. Una discussione basata sulle varie esperienze, sulle sperimentazioni tecniche, che da progettista elettronico amo molto, e sul sano ragionamento

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Questo è quello che ci hanno insegnato. Nel tempo queste indicazioni si sono evolute certo ma i concetti sono ahimè rimasti sempre gli stessi. Se facciamo un salto indietro nel tempo, possiamo ricordare quando iniziarono a circolare le prime indicazioni SEO con il meta tag keywords. Prima consigliatissimo, poi sconsigliato per ovvi motivi di abuso. Da allora c’è stato l’effetto valanga con il dofollow/nofollow, l’article marketing etc. Praticamente una rincorsa senza fine. Ma sarebbe bastato ragiornarci sopra un attimo per comprendere che la fine sarebbe prima o poi arrivata. Oppure dare uno sguardo ai sorgenti html di alcuni blog ad alto traffico organico per capire che nemmeno il tag description è poi così fondamentale.

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Hai ottimizzato il sito? Hai fatto linkbuilding? Hai comprato il dominio con la key? BRAVO sei su Google Penalty!

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Il punto NON è quale sia il limite, ma quale sarà il limite domani. Quanti Pinguini e quanti Panda arriveranno? Tanti quante saranno le ottimizzazioni 🙂 E’ una rincorsa affannosa, si deve stare sempre un passo avanti a Google. I SEO migliori addirittura si tengono aggiornati sui brevetti di Google per anticiparne le mosse.

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Stiamo parlando di una serie di azioni volte a scalare la SERP, a forzare i risultati e quindi a prendersi gioco dell’algoritmo che invece vorrebbe basarsi sulla qualità dei contenuti e sulla conseguente loro naturale diffusione e quindi G. si sta difendendo sia con la personalizzazione dei risultati che con le penalizzazioni. Voi vi fareste prendere in giro?

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Queste sono le risposte che ho sentito/letto pronunciate da vari SEO, diciamo più aggiornati. A mio avviso però sono discorsi condivisibili solo all’interno della vecchia concezione della SEO. E’ la prospettiva che deve essere cambiata! Basta rincorse, perché il passo falso (penalizzazione) è dietro l’angolo! Se prima abusare di un parametro portava all’esclusione (o diminuzione di peso) di quel parametro dai fattori di ranking, oggi porta facilmente alla penalizzazione! Quanti SEO avete visto garantire i risultati? Io pochi! E quanti rispondere direttamente delle eventuali penalizzazioni? Io nessuno!

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Dimenticate la SEO, si deve investire su altro. Si deve lavorare focalizzando le risorse sul proprio sito, sul proprio business, sul proprio prodotto, sulla propria idea e non sui motori, che oggi, con tanta fatica, forse, ci premiano e domani? Il rischio di perdere tutto in un attimo è troppo alto, sempre e comunque. I motori, e quindi il traffico organico, devono essere una conseguenza, non un obiettivo.

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In passato il TagliaBlog mi ha pubblicato due articoli che spiegano bene, a mio avviso, come la pensa Google. Mi sono messo nei panni del motore di ricerca! La teoria degli “unrelated backlinks” ad esempio, un post scritto addirittura nell’ottobre del 2011 per SEOmoz (ma poi non pubblicato per eccessiva pignoleria di una moderatrice e forse mia poca pazienza, alla quarta richiesta di modifica con risposte dai tempi biblici, ho abbandonato) ha anticipato l’avvento del Penguin davanti allo scetticismo di molti SEO. Google vuole fornire SERP di qualità e con le penalizzazioni ci sta riuscendo, anche se a discapito di alcuni siti onesti, ma è comunque una piccola percentuale (i cosiddetti danni collaterali) in una marea di spam e forzature.

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E’ pur vero che un sito ad alto PR e ad alto TRUST sarà molto difficile che venga penalizzato ma allora forse la SEO non avrà più senso. Semmai le energie sarà bene che vengano spese sui contenuti che funzionano e sull’innesco virale oltre che sui prodotti e sulle nuove idee.

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Imparatevi a difendervi dai venditori di fumo, è molto probabile che potreste rimetterci… solo voi purtroppo. Affidatevi a chi è riuscito ad andare oltre la SEO spiegandovene anche i motivi.

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Il professionista del web dovrà anche aiutarvi a velocizzare il caricamento delle pagine e ad impostare le attività in base agli Analytics, come ad esempio sapere quanti dei vostri visitatori sono loggati su Facebook e quindi, impostare delle strategie relative, tra le quali inserire il pulsante login con FB e scrivere contenuti FB-oriented.

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Questa slide è molto chiara, su contenuti e community devono essere spese le energie maggiori. Riflettete su quali siano i giusti strumenti ed i corretti investimenti per costruire una community.

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Il traffico diretto indica il vero valore del vostro sito. Nessuno ve lo potrà mai togliere. Organico e Referral invece si basano su fattori esterni e quindi oggi ci sono, domani forse.

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Anche questa slide è molto chiara. Vi siete mai chiesti se: è più vantaggioso firmarsi nelle varie discussioni con username del tipo “seo firenze” (e relativo link) oppure con proprio nome e cognome (e link al profilo) oppure con il nome del proprio brand MA senza link?

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Non dovete postarlo semplicemente per avere un backlink ma utilizzate Github per diffondere il software, generare traffico in entrambe le direzioni e per formare l’engagement. In conclusione, penso ad aziende che hanno pagato dei SEO per fare link building massivo, poi sono state penalizzate e quindi hanno dovuto pagare sempre dei SEO per rimuovere quegli stessi links… Non vi sembra assurdo tutto questo? Secondo voi ha ancora senso chiamarla SEO?

Autore: Emanuele Bonanni, progettista elettronico e fondatore di Elettronica Open Source, per il Max Valle.

Max Valle, Business AI Strategist
L'autore

Max Valle

Business AI Strategist

Dal 1993 aiuto imprese e professionisti a crescere online in sicurezza: sviluppo siti web, strategie di marketing digitale e intelligenza artificiale per studi e PMI. Oltre 2.500 aziende seguite in 12 paesi, 6 libri pubblicati e la certificazione di consulente privacy GDPR, senza mai mettere a rischio i dati dei clienti.

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