Tre convinzioni diffuse che fanno perdere un nome già avviato
Le sento quasi ogni volta che qualcuno mi scrive dopo aver ricevuto una diffida. Nessuna delle tre è una sciocchezza: sono ragionamenti sensati, applicati a registri che funzionano in un altro modo.
"Ho la società e il dominio, quindi il nome è mio"
La ragione sociale iscritta al Registro delle Imprese, il nome a dominio e gli account social nascono da registri distinti e non attribuiscono il diritto di uso esclusivo del segno come marchio. Sono cose utili e necessarie, ma rispondono a domande diverse. Il marchio registrato è un titolo con una data certa, opponibile a tutti.
"Lo uso da anni, quindi sono protetto"
L'uso precedente conta, ma vale meno di quanto si creda: i diritti di chi usa un segno senza registrarlo sono in genere limitati all'ambito e al territorio dell'uso effettivo, e vanno provati con documenti, date e fatturato. Nel frattempo chi deposita per primo si mette in una posizione migliore della tua, e ogni mese di attesa è un mese in cui può succedere.
"Registrato in Italia, protetto ovunque"
I marchi sono titoli territoriali: quello italiano protegge in Italia. Puoi estendere la protezione all'Unione Europea o ai singoli paesi che ti interessano e, se lo fai entro sei mesi dal primo deposito, conservi la data originaria grazie al diritto di priorità. È una finestra breve: se vendi online o esporti, la valutazione va fatta subito e non l'anno prossimo.
