Marchio Registrato

Simbolo marchio registrato ® ™ ©: quando usarli (2026)

Simbolo marchio registrato ® ™ ©: quando usarli (2026)

Il simbolo marchio registrato ® è la piccola R cerchiata che vedi accanto a tanti loghi, e sembra un dettaglio grafico. Non lo è. In Italia usarla senza averne diritto è un illecito con una sanzione amministrativa precisa, mentre usarla bene rafforza la tua posizione contro chi copia. Accanto alla ® ci sono il ™ e il ©, tre simboli che molti imprenditori confondono e che hanno significati giuridici molto diversi. In questa guida trovi cosa indica ciascuno, quando puoi usarlo, cosa rischi se lo usi male, come applicarlo correttamente su sito, social ed e-commerce e un aspetto che quasi nessuno racconta: appena depositi un marchio, i tuoi dati diventano pubblici e arrivano i truffatori.

Una premessa di trasparenza. Una versione precedente di questo articolo, scritta anni fa, diceva che in Italia la ® si usa spesso anche per i marchi soltanto depositati. Era una prassi diffusa, ma è sbagliata e può costare cara: l’ho corretta, e più sotto spiego perché. Non sono un avvocato; mi occupo di marchi dal lato del business digitale e della sicurezza, e per una questione concreta ti consiglio sempre di coinvolgere un consulente in proprietà industriale.

Simbolo marchio registrato ®, ™ e ©: cosa significano

I tre simboli rispondono a tre domande diverse. La ® dice “questo marchio è stato registrato”. Il ™ dice “questo segno lo uso come marchio”. Il © dice “quest’opera è protetta dal diritto d’autore”. Il primo e il secondo riguardano i segni distintivi di un’impresa, il terzo riguarda le opere creative. Vediamoli uno per uno.

® : il simbolo del marchio registrato

Il simbolo marchio registrato, la R cerchiata, sta per “registered” e indica che il marchio ha completato l’iter e ottenuto la registrazione presso un ufficio competente: l’UIBM per l’Italia, l’EUIPO per il marchio dell’Unione europea, oppure un ufficio estero o il sistema internazionale gestito dall’OMPI. La registrazione conferisce un diritto esclusivo all’uso del segno per i prodotti e i servizi indicati nella domanda, suddivisi secondo le classi della Classificazione di Nizza. Fuori da quelle classi la tutela, di regola, non si estende, salvo il caso dei marchi che godono di notorietà.

La registrazione dura dieci anni ed è rinnovabile senza limiti, con un dettaglio che conviene conoscere: una volta concessa, i suoi effetti risalgono alla data del deposito della domanda. È per questo che depositare presto conta, anche se la R cerchiata arriverà solo alla fine.

™ : il simbolo del marchio usato (non necessariamente depositato)

TM sta per “trademark”, marchio. È un’abitudine nata nei paesi anglosassoni e oggi diffusa anche da noi. Viene usato soprattutto in due situazioni: quando la domanda di registrazione è stata presentata ma non è ancora stata accolta, oppure quando si usa un segno come marchio senza averlo depositato affatto. È importante capire che in Italia il ™ non ha un valore giuridico proprio: non crea diritti e non ne dimostra l’esistenza. Come ricorda anche la Camera di commercio di Bolzano nella sua scheda sui simboli ®, TM e ©, il ™ segnala una probabile esistenza di diritti, come un uso di fatto o una domanda pendente. È un avvertimento, non un titolo.

Negli Stati Uniti esiste anche il simbolo ℠, service mark, usato per i marchi che contraddistinguono servizi anziché prodotti. In Italia e in Europa non ha un uso pratico rilevante.

La C cerchiata non ha nulla a che fare con la registrazione dei marchi. Indica che un’opera (un testo, una fotografia, un software, un’illustrazione) è protetta dal diritto d’autore, che in Italia è disciplinato dalla legge 633 del 1941. Il diritto d’autore nasce con la creazione dell’opera, senza bisogno di alcun deposito: il simbolo ha quindi una funzione informativa, di solito seguito dal nome del titolare e dall’anno di prima pubblicazione. Se vuoi capire come si tutela un’opera e dove passa il confine con il copyright anglosassone, trovi tutto nella guida su copyright e diritto d’autore e le loro differenze.

Una curiosità utile: un logo può essere contemporaneamente un’opera dell’ingegno, protetta dal diritto d’autore a favore di chi l’ha disegnato, e un marchio registrato dall’azienda. Per questo, quando commissioni un logo, il contratto con il grafico deve prevedere la cessione dei diritti di utilizzo economico: altrimenti rischi di registrare un marchio su un disegno che non ti appartiene del tutto.

Quando puoi usare il simbolo marchio registrato (e quando rischi una sanzione)

La regola è semplice: il simbolo marchio registrato si usa solo quando il marchio è effettivamente registrato, cioè dopo la concessione, non dopo il deposito della domanda. Tra il deposito e la registrazione possono passare mesi, soprattutto se qualcuno presenta un’opposizione. In quel periodo il marchio è “depositato”, e il simbolo corretto, se proprio vuoi usarne uno, è il ™.

L’errore più diffuso: la ® sul marchio solo depositato

È l’errore sul simbolo marchio registrato che anche la vecchia versione di questa pagina avallava, e che vedo ogni settimana su etichette, siti ed e-commerce. Il Codice della proprietà industriale lo sanziona espressamente. L’articolo 127, comma 2, del Codice nel testo vigente pubblicato in Gazzetta Ufficiale punisce chi appone su un oggetto indicazioni non corrispondenti al vero tendenti a far credere che il marchio sia stato registrato, con una sanzione amministrativa da 150 a 1.500 euro. Gli importi sono stati aggiornati con la riforma del Codice del 2023: in molte guide online trovi ancora le cifre vecchie, molto più basse.

La sanzione amministrativa, poi, è solo una parte del rischio. Un’indicazione falsa sulla registrazione può essere contestata da un concorrente come atto di concorrenza sleale, e nei confronti dei consumatori può rilevare come pratica commerciale scorretta. C’è anche un effetto pratico meno evidente: se un giorno dovessi far valere il tuo marchio contro qualcuno, presentarti con prodotti che dichiaravano una registrazione inesistente non aiuta la tua credibilità.

Il simbolo vale solo dove il marchio è registrato

La registrazione è territoriale. Un marchio italiano ti protegge in Italia; un marchio dell’Unione europea ti protegge in tutti gli Stati membri; per gli altri paesi servono registrazioni nazionali o una registrazione internazionale che li designi. Ne consegue che il simbolo marchio registrato andrebbe usato solo sui prodotti e sulle comunicazioni destinati ai territori in cui il marchio è registrato. Se vendi all’estero con un marchio solo italiano, la R cerchiata sulla confezione può essere scorretta nel paese di destinazione, e alcuni ordinamenti la sanzionano con severità. Per un e-commerce che spedisce ovunque, la soluzione più semplice è una nota testuale che indichi dove il marchio è registrato.

Scadenza, rinnovo e decadenza

Il simbolo marchio registrato va tolto quando la registrazione cessa di esistere: se non la rinnovi alla scadenza dei dieci anni, se viene dichiarata nulla, se decade. Un marchio registrato che non viene usato in modo effettivo per cinque anni consecutivi può decadere per non uso. Lo stesso articolo 127 prevede, al comma successivo, una sanzione più pesante per chi continua a usare un marchio dopo che la registrazione è stata dichiarata nulla, quando la causa di nullità rende illecito l’uso. Tradotto: il simbolo va gestito nel tempo, come una scadenza fiscale. Annota la data di rinnovo, e non lasciare che sia un fornitore dimenticato a ricordartela.

Il ™ in Italia: cosa vale davvero un marchio non registrato

Molte piccole imprese usano da anni un nome o un logo senza averlo mai depositato. Non sono del tutto scoperte: l’ordinamento italiano riconosce il cosiddetto marchio di fatto, tutelato in base al preuso. Ma è una tutela fragile. Devi dimostrare quando e dove hai iniziato a usarlo e quanto era conosciuto, spesso con documenti che nessuno ha conservato con metodo, e la protezione è limitata all’area in cui il segno era effettivamente noto. Se nel frattempo un concorrente registra un marchio simile, la battaglia diventa lunga e costosa.

Il ™ non cambia questa situazione sul piano giuridico. Può però avere un effetto dissuasivo e documentale: comunica pubblicamente che consideri quel segno un tuo marchio, e le date in cui lo hai usato con il simbolo possono diventare elementi di prova del preuso. È un buon compagno di viaggio, non un sostituto della registrazione. Se non hai chiaro dove finisce il brand e dove comincia il marchio come oggetto giuridico, ti consiglio di partire dalla guida sulla differenza tra brand, marca e marchio.

Come usare il simbolo marchio registrato su sito, social ed e-commerce

Le guide legali si fermano all’etichetta. Oggi però il marchio vive soprattutto online, e lì le scelte sono diverse. Dopo trent’anni di siti costruiti per aziende, queste sono le regole pratiche che applico.

Non serve ripeterlo ovunque. Il simbolo marchio registrato va messo nell’uso più visibile del marchio: accanto al logo nell’intestazione, alla prima menzione nel testo di una pagina, sulla confezione del prodotto. Ripeterla a ogni occorrenza appesantisce la lettura senza aggiungere tutela.

Scrivilo in modo corretto. Nel codice HTML il simbolo si ottiene con l’entità ® e di solito si rende in apice, perché nel corpo del testo appare sproporzionato. Il ™ si ottiene con ™ e il © con ©. Non inserire mai i simboli negli indirizzi delle pagine, nei nomi di dominio o nei nomi dei file: creano caratteri codificati illeggibili e non portano alcun vantaggio.

Attenzione a title e metadati. Il simbolo marchio registrato nel tag title o nella meta description non migliora il posizionamento e occupa spazio prezioso; in genere conviene lasciarlo nel logo e nel testo visibile. Allo stesso modo il testo alternativo del logo dovrebbe descrivere il marchio, non contenere una sequenza di simboli: molti lettori di schermo leggono la R cerchiata come “registrato” e una ripetizione inutile peggiora l’accessibilità. Sul tema dell’ottimizzazione del logo trovi qualche indicazione in più nella guida su come ottimizzare il logo in ottica SEO.

Metti una nota legale nel piè di pagina. Una frase come “Nome è un marchio registrato di Azienda Srl” nel footer o nelle note legali è più chiara di qualsiasi simbolo e ti permette di indicare anche dove è registrato. È la stessa logica del © nel piè di pagina, che accompagna il nome del titolare dei contenuti.

Social e marketplace hanno regole proprie. Nei nomi utente i simboli non sono ammessi o vengono ignorati, e nei nomi visualizzati sembrano spesso spam. Sui marketplace, invece, la registrazione del marchio è frequentemente il requisito per accedere agli strumenti di tutela del brand: è lì che la differenza tra ™ e ® smette di essere estetica e diventa operativa.

Il lato oscuro della registrazione: fatture false e truffe mirate

Questa è la parte che mi sta più a cuore, perché la vedo dal punto di vista dell’ethical hacker. Quando depositi un marchio, i tuoi dati finiscono in un registro pubblico consultabile da chiunque: nome del titolare, indirizzo, a volte l’email del mandatario, i prodotti e le date. È giusto che sia così, perché la pubblicità del registro è ciò che rende il marchio opponibile ai terzi. Ma è anche una miniera per i truffatori.

Pochi giorni o settimane dopo il deposito, molti titolari ricevono lettere ed email dall’aspetto ufficiale che chiedono il pagamento di una “pubblicazione”, di una “iscrizione in un registro internazionale”, di un “rinnovo” o di una tassa di registrazione. Sono richieste ingannevoli, a volte vere e proprie frodi con loghi e intestazioni copiati. L’Ufficio europeo lo scrive chiaramente nella sua pagina dedicata alle fatture ingannevoli, con l’elenco dei mittenti segnalati: l’EUIPO non invia mai fatture o lettere con richieste di pagamento diretto per servizi, e ha pubblicato insieme a Europol un manuale operativo per riconoscere queste richieste.

Le regole di difesa che do ai miei clienti sono poche e ferree:

  • Nessun pagamento senza verifica: qualsiasi richiesta legata al marchio va controllata con il tuo consulente o direttamente sul portale ufficiale dell’ufficio, mai tramite i recapiti indicati nella lettera.
  • Diffida dell’urgenza: le truffe minacciano quasi sempre la perdita del marchio se non paghi entro pochi giorni; gli uffici veri non funzionano così.
  • Controlla il beneficiario: se l’IBAN non corrisponde a quello ufficiale dell’ente o il nome del beneficiario non coincide, fermati.
  • Forma chi apre la posta: spesso le fatture false vengono pagate dall’amministrazione, che non sa del deposito e vede solo un documento dall’aria istituzionale.
  • Separa i recapiti: per le pratiche sui marchi usa un indirizzo dedicato, così una campagna di phishing mirata non arriva nella casella di tutti.

È lo stesso schema del phishing che colpisce le PMI su altri fronti, come racconto nella guida sul phishing PayPal e su come difendersi: un messaggio credibile, un pretesto legittimo, una scadenza stretta. Il marchio registrato è un asset di valore, e ogni asset di valore attira qualcuno che prova a monetizzarlo al posto tuo.

Dal simbolo alla registrazione: da dove partire

Se stai leggendo questo articolo perché vuoi mettere il simbolo marchio registrato sul tuo logo, il passo vero non è grafico: è verificare che il nome sia libero, scegliere le classi giuste, decidere se basta un marchio italiano o serve quello europeo, e depositare. Sono decisioni che conviene prendere prima di stampare etichette, registrare domini e lanciare campagne, non dopo. Il percorso completo, con le fasi e le verifiche da fare in anticipo, è descritto nella pagina sulla registrazione dei marchi e il deposito all’UIBM.

Riepilogo dei punti chiave

Il simbolo marchio registrato ® indica che il marchio ha ottenuto la registrazione presso un ufficio competente (UIBM, EUIPO o uffici esteri) e si può usare solo dopo la concessione, non dopo il semplice deposito. Il ™ segnala che un segno è usato come marchio, anche senza deposito, e in Italia non ha valore giuridico proprio. Il © riguarda il diritto d’autore (legge 633/1941), che nasce con la creazione dell’opera. Apporre indicazioni false che facciano credere a una registrazione è punito dall’articolo 127, comma 2, del Codice della proprietà industriale con una sanzione amministrativa da 150 a 1.500 euro, oltre ai possibili profili di concorrenza sleale. La ® vale solo nei territori in cui il marchio è registrato e va tolta se la registrazione scade o viene meno; la registrazione dura dieci anni ed è rinnovabile. Online conviene usarla nella prima menzione e nel logo, con l’entità HTML corretta e una nota legale nel footer, evitandola in URL, domini e title. Dopo il deposito i dati diventano pubblici e arrivano fatture ingannevoli: l’EUIPO non invia mai richieste di pagamento diretto, quindi ogni richiesta va verificata prima di pagare.

Domande frequenti sul simbolo del marchio registrato

Quando posso usare il simbolo ® del marchio registrato?

Solo quando il marchio è effettivamente registrato, cioè dopo che l’ufficio competente ha concluso l’esame e concesso la registrazione. Durante la fase di deposito, in attesa dell’esito, la ® non va usata; se vuoi segnalare che consideri quel segno un tuo marchio puoi usare il ™.

Cosa rischio se uso la ® su un marchio non registrato?

L’articolo 127, comma 2, del Codice della proprietà industriale prevede una sanzione amministrativa da 150 a 1.500 euro per chi appone indicazioni non veritiere che facciano credere che il marchio sia registrato. A questo si possono aggiungere contestazioni per concorrenza sleale da parte dei concorrenti e profili di pratica commerciale scorretta verso i consumatori.

Che differenza c’è tra ® e ™?

La ® indica un marchio registrato e si può usare solo dopo la registrazione. Il ™ indica che un segno viene usato come marchio, che sia stato depositato o no, e in Italia non ha un valore giuridico proprio: è un avvertimento verso il pubblico e i concorrenti, non un titolo di tutela.

Il simbolo © serve per proteggere un marchio?

No. Il © riguarda il diritto d’autore sulle opere creative, come testi, immagini o software, e non ha nulla a che vedere con la registrazione dei marchi. Il diritto d’autore nasce con la creazione dell’opera; il simbolo ha solo funzione informativa e di solito è seguito dal nome del titolare e dall’anno di pubblicazione.

Posso usare la ® all’estero se il marchio è registrato solo in Italia?

Di regola no. La registrazione è territoriale e la ® dovrebbe accompagnare il marchio solo nei paesi in cui è registrato. Per vendere in tutta l’Unione europea serve un marchio UE, per gli altri paesi registrazioni nazionali o internazionali. Sui siti che vendono ovunque è utile una nota che indichi dove il marchio è registrato.

Quanto dura la registrazione di un marchio?

Dieci anni dalla data di deposito della domanda, sia per il marchio italiano sia per quello dell’Unione europea, ed è rinnovabile per periodi successivi di dieci anni senza limiti. Se non la rinnovi, la registrazione cessa e la ® va rimossa.

Ho ricevuto una fattura per il mio marchio appena depositato: devo pagarla?

Prima di pagare verifica sempre la fonte con il tuo consulente o sul portale ufficiale dell’ufficio. Dopo il deposito i dati del titolare sono pubblici e molti ricevono richieste ingannevoli dall’aspetto ufficiale per pubblicazioni, iscrizioni o rinnovi. L’EUIPO, ad esempio, dichiara di non inviare mai fatture o lettere con richieste di pagamento diretto per servizi.

Un simbolo piccolo, una responsabilità grande

Il simbolo marchio registrato non è un ornamento da aggiungere al logo per sembrare più solidi. È una dichiarazione con valore legale: dice al mercato che hai un diritto esclusivo, e se quel diritto non c’è, la dichiarazione ti si ritorce contro. Usa la ® solo dopo la registrazione e solo dove vale, affidati al ™ nella fase intermedia, lascia il © alle opere creative, gestisci scadenze e rinnovi come faresti con qualsiasi altro adempimento e tratta ogni richiesta di pagamento legata al marchio con sospetto finché non l’hai verificata. Sono poche regole, e bastano a evitare gli errori che vedo più spesso.

Se stai lanciando un nuovo nome, vuoi capire se il tuo marchio attuale è davvero tutelato o hai ricevuto una richiesta di pagamento che non ti convince, possiamo guardarla insieme. Richiedi una consulenza gratuita: raccontami la situazione del tuo marchio.

Max Valle, Business AI Strategist
L'autore

Max Valle

Business AI Strategist

Dal 1993 aiuto imprese e professionisti a crescere online in sicurezza: sviluppo siti web, strategie di marketing digitale e intelligenza artificiale per studi e PMI. Oltre 2.500 aziende seguite in 12 paesi, 6 libri pubblicati e la certificazione di consulente privacy GDPR, senza mai mettere a rischio i dati dei clienti.

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