Marketing per psicologi e psicoterapeuti
Marketing per psicologi e psicoterapeuti
Farti trovare da chi ha bisogno di te, con la giusta misura.
Chi cerca uno psicologo lo fa quasi sempre da solo, dal telefono, spesso di sera. Ha impiegato settimane a decidersi, e sceglierà tra i professionisti che riesce a trovare e a capire. Se il tuo sito non compare, o compare e non dice nulla di comprensibile, quella persona proseguirà oltre — non perché tu non sia il professionista giusto, ma perché non ha avuto modo di scoprirlo. Ti dico gratis perché succede: analizzo il sito del tuo studio e ti mando un report in 24 ore.
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Perché il sito di uno psicologo non porta pazienti
Il marketing per psicologi è l’insieme delle attività che permettono a chi sta già cercando un aiuto psicologico di trovare il professionista adatto, nella propria zona o online — comparire nelle ricerche locali, avere una scheda Google curata, un sito web che spiega di cosa ti occupi con parole comprensibili e un modo semplice e riservato di chiedere un primo colloquio. Non è promozione in senso commerciale, ed è bene che non lo sia: il Codice Deontologico fissa limiti precisi su cosa si può dire e come, e questa pagina è scritta dentro quei limiti.
Quasi tutti gli psicologi che vedo hanno un sito. Il problema, quasi mai, è che il sito “sia brutto”: è che parla ai colleghi invece che a chi sta male. Racconta l’orientamento teorico, la formazione, i master, l’iscrizione all’albo. Tutto vero e tutto giusto — per il collega che deve inviarti una persona, o per chi ti è stato consigliato e vuole solo il numero. Non serve a nulla per la persona che alle undici di sera cerca “psicologo attacchi di panico” insieme al nome della sua città, non ti conosce, e sta decidendo a chi scrivere.
C’è una particolarità che rende la tua professione diversa da tutte le altre per cui lavoro: quella ricerca è spesso il primo passo di un percorso, e viene fatta in privato, con esitazione, in più serate diverse. La persona torna sul tuo sito due, tre volte prima di scrivere. Ogni volta cerca conferme: che tu ti occupi davvero del suo problema, che il primo passo sia semplice, che dall’altra parte ci sia qualcuno di cui fidarsi. Un sito che non dà queste risposte non perde un clic: perde una persona che aveva quasi trovato il coraggio.
Quella persona è il paziente che ti manca. E la differenza tra incontrarla o no non sta nel budget: sta in una serie di cose molto concrete, quasi tutte sistemabili su quello che hai già. Qui sotto trovi le sei che ricorrono con più frequenza negli studi italiani, e se vuoi sapere quali riguardano il tuo puoi partire dall’analisi gratuita del sito.
Sei motivi per cui il tuo sito non ti porta pazienti
Non teorie: quello che trovo ogni settimana analizzando i siti di psicologi e psicoterapeuti.
Non compari quando cercano uno psicologo in zona
Chi ha deciso di chiedere aiuto non cerca il tuo nome: cerca «psicologo» con la sua città o il suo quartiere. Se il sito non dice a Google dove ricevi e di cosa ti occupi, in quel momento esisti solo per chi ti conosce già.
Chi ti conosce ti trova. Chi non ti conosce, noIl sito parla del tuo orientamento, non del suo problema
La persona che cerca digita il problema: l’ansia, gli attacchi di panico, la crisi di coppia, le difficoltà di un figlio. Se il sito risponde solo «psicoterapia a orientamento cognitivo-comportamentale», per chi cerca quella cosa specifica il tuo studio non c’è.
Chi cerca aiuto cerca il problema, non l’orientamentoIl sito è lento o scomodo dal telefono
Quasi tutte le ricerche partono dal cellulare, spesso la sera, in un momento privato. Se la pagina impiega cinque secondi ad aprirsi, o il modulo di contatto non funziona dallo schermo piccolo, la persona torna indietro e apre il risultato successivo.
Ogni secondo di attesa è una richiesta che si perdeContattarti richiede troppo coraggio
Scrivere il primo messaggio a uno psicologo costa fatica. Se l’unico contatto è un numero da chiamare in orario d’ufficio, molte persone rimandano — e chi rimanda, spesso, non richiama. Un modulo breve e riservato abbassa il gradino del primo passo.
Il primo passo è già difficile: il sito non deve alzarloNon ci sono appigli per fidarsi
Scegliere lo psicologo è una decisione delicata: la persona vuole capire chi sei, come lavori, come si svolge il primo colloquio e cosa aspettarsi. Nessuna foto, nessuna spiegazione, nessuna indicazione pratica: non trova appigli, e sceglie chi glieli dà.
La fiducia comincia prima del primo colloquioPer prudenza, il sito non dice quasi niente
Il timore di violare il Codice Deontologico spinge molti colleghi a siti che non affermano nulla: nessuna area di intervento, nessuna indicazione sul primo colloquio, nessun costo. Ma l’informazione corretta è consentita: il silenzio non protegge, rende invisibili.
Il silenzio non è deontologia: è invisibilitàNon serve rifare il sito da zero
È la prima cosa che ci si aspetta di sentirsi dire, e quasi sempre non è vera. Nella grande maggioranza dei casi il sito che hai contiene già il materiale giusto: è organizzato per presentarti ai colleghi, non per farsi trovare da chi cerca aiuto. Riordinare le pagine per aree di intervento, riscrivere la pagina del primo colloquio con parole piane, sistemare la scheda Google e aggiungere un modo riservato di scrivere costa una frazione di un sito nuovo, e produce effetti molto prima.
Un esempio concreto. Una psicoterapeuta che seguo aveva un sito di cinque pagine, curato ma costruito attorno al suo orientamento teorico: le richieste dal modulo erano episodiche, quasi tutte da persone già inviate da colleghi. Non lo abbiamo rifatto. Abbiamo riorganizzato i contenuti per aree di intervento, riscritto la pagina che spiega come si svolge il primo incontro e messo in ordine la scheda Google. Nel giro di alcuni mesi le richieste spontanee — persone che non la conoscevano e l’avevano trovata cercando il proprio problema — sono diventate una presenza costante, con lo stesso sito e lo stesso indirizzo di prima.
Un sito rifatto da capo, per giunta, riparte da zero agli occhi di Google: se negli anni il tuo aveva costruito qualcosa, il rifacimento fatto senza precauzioni lo cancella. Ho visto professionisti perdere le richieste il mese dopo aver inaugurato un sito più bello del precedente. Il sito nuovo ha senso quando la struttura è davvero irrecuperabile, ed è una conclusione a cui si arriva guardando i dati, non per abitudine commerciale.
Per questo il percorso comincia sempre da una diagnosi e non da un preventivo: prima si capisce da dove arrivano — e da dove non arrivano — le richieste, poi si decide dove intervenire, in ordine di ritorno. Se invece la tua domanda riguarda come usare l’intelligenza artificiale nello studio per agenda, documenti e attività ripetitive, quello è un percorso diverso e ne parlo in una pagina dedicata.
“Ma uno psicologo può farsi pubblicità?”
È la domanda giusta, ed è il motivo per cui uno psicologo non può affidarsi a chi fa marketing per qualsiasi settore. La comunicazione della tua professione è regolata, e la differenza tra informare e suggestionare è sottile ma sanzionabile. Chi ti segue deve conoscere quel confine prima di scrivere una riga sul tuo sito.
- Cosa dice davvero il Codice. Gli articoli 39 e 40 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani ammettono un’informazione veritiera e verificabile sulla propria attività, e vietano suggestione, promesse di risultato e ogni forma di autocelebrazione. Si lavora dentro quel perimetro, per scelta, non per prudenza eccessiva.
- I dati di chi ti contatta. Il solo fatto di scrivere a uno psicologo dice già qualcosa di chi scrive: quei dati rientrano nelle categorie particolari del GDPR. Modulo di contatto, informativa e conservazione dei messaggi vanno impostati correttamente fin dal primo giorno, non sistemati dopo.
- Chi risponde se arriva una segnalazione. La vigilanza sulla comunicazione spetta agli Ordini regionali, e il responsabile sei tu, non l’agenzia. Per questo ogni scelta va documentata e motivata: come CTU del Tribunale di Lodi e consulente GDPR è esattamente il modo in cui lavoro.
Come si parte, in concreto
Nessun salto nel vuoto. Si comincia capendo dove sei, prima di muovere qualsiasi cosa.
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2. Consulenza gratuita
30 minuti insieme: guardiamo da dove arrivano oggi le tue richieste e dove si stanno perdendo quelle che non arrivano.
3. Interventi e monitoraggio
Mettiamo a terra le correzioni in ordine di ritorno e misuriamo mese per mese quante richieste arrivano davvero.
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Domande frequenti
Le risposte alle domande che mi fanno più spesso psicologi e psicoterapeuti.
Quanto tempo passa prima di vedere nuove richieste?
Le correzioni sulla scheda Google e sulla pagina di contatto possono muovere qualcosa in poche settimane. Le pagine dedicate alle aree di intervento impiegano dai tre ai sei mesi per farsi trovare in modo stabile. Nessuno può garantirti tempi certi — e per la tua professione, diffidare di chi promette risultati è anche una questione deontologica.
Quanto costa?
Dipende da cosa serve davvero al tuo studio, e non lo si sa prima di aver guardato. Per questo si parte dall’analisi gratuita del sito e dai 30 minuti di consulenza: prima capiamo dove si perdono le richieste, poi definiamo un perimetro chiaro con costi proporzionati al ritorno. Nessun preventivo al buio.
Uno psicologo può promuoversi online?
Sì, con la misura che il Codice Deontologico impone. Gli articoli 39 e 40 ammettono un’informazione veritiera e verificabile sulla propria attività, e vietano suggestione e promesse di risultato. Spiegare chi sei, di cosa ti occupi e come si svolge un primo colloquio è informazione corretta, non promozione aggressiva.
Devo rifare il sito?
Quasi mai. Nella maggior parte dei casi il materiale giusto c’è già ed è solo organizzato male. Rifare tutto costa molto di più e, se fatto senza precauzioni, azzera quello che il sito aveva costruito negli anni. La decisione si prende guardando i dati, non per abitudine.
Funziona anche se ricevo solo nella mia città?
È proprio il caso in cui rende di più: la maggior parte delle persone cerca uno psicologo vicino a casa o al lavoro, e i concorrenti reali sono pochi. Se invece ricevi anche online, si lavora su entrambi i piani: la zona in cui hai lo studio e i temi specifici di cui ti occupi.
Chi mi scrive dal sito lascia dati delicati: come vanno trattati?
Il solo fatto di contattare uno psicologo dice già qualcosa di chi scrive: quei dati rientrano nelle categorie particolari del GDPR. Modulo, informativa e conservazione dei messaggi vanno impostati correttamente fin dall’inizio. Come consulente privacy è il primo aspetto che verifico, non un dettaglio da sistemare dopo.
Da dove conviene iniziare?
Dall’analisi gratuita del sito e dai 30 minuti di consulenza senza impegno. In quella mezz’ora capiamo insieme dove il tuo studio sta perdendo richieste e quale intervento, fatto per primo, te ne restituisce di più. Si parte sempre dal punto a maggior ritorno, non dal più appariscente.
Cosa dicono i clienti
Recensioni Google verificate, aggiornate automaticamente.
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