Google ha fatto vari errori in passato. Vedi Wave. Vedi Buzz. Si dice anche che abbiano accettato annunci pubblicitari illegali, o addirittura fatto scraping dei dati di una startup keniota. Ma il core business di Google è il motore di ricerca, responsabile della maggior parte del traffico/ricavi/profitti, e fino ad oggi non è mai stato minacciato.

Bing è stato un discreto tentativo, ma nessuno – al di fuori della stessa Microsoft – ha davvero creduto che fosse davvero meglio di Google, al punto di spingere gli utenti a passare dall’altra parte. Almeno fino a qualche giorno fa, quando Google ha iniziato a integrare Google+ nei risultati delle ricerche. Da allora è successo che Mat Honan su Gizmodo ha definito Bing – a livello di motore di ricerca – migliore di Google, e Dave Winer su Scripting News ha detto di essere infastido dal casino inserito dentro Google, e di star valutando di passare a Bing. “Google Just Made Bing the Best Search Engine” titola Gizmodo, mentre Scripting News si domanda “Could Bing seriously challenge Google?”

Questo è un fatto senza precedenti. Nell’ambito tecnologico, non perdi se fai arrabbiare i tuoi concorrenti. Perdi se fai arrabbiare i tuoi clienti. Google è un brand incredibilmente forte, e i 2 siti qui sopra non rappresentano tutti gli utenti di Internet. Ma sono comunque 2 dei siti tecnologici fra i più influenti del web, che si sono a messi a tifare per Bing. E questo è lo scenario nel quale Microsoft ha sempre vinto. Viene identificata una opportunità. Nasce un competitor, che gradualmente cresce. E quindi Microsoft si siede e aspetta che il concorrente inciampi. E’ accaduto con Netscape, AOL, Sony. Microsoft ha perso il suo tocco magico negli ultimi anni, ma forse questa è la volta buona.

Teniamo sott’occhio i numeri del “search engine market share” di comScore nei prossimi mesi: vedremo se si tratta solo di un paio di blog che han fatto un po’ di rumore, o se Google ha davvero commesso un grosso errore.

Liberamente tradotto da Google May Have Made The Worst Mistake In Its History This Week, di Matt Rosoff.