Il prezzo, la macchina che scrive e la norma: tre cose che ti stanno raccontando male
Sul prezzo: da quando un modello linguistico produce mille parole in venti secondi, il costo di riempire un blog è crollato, e il valore di quelle mille parole insieme a lui. Quando la cifra a pezzo scende sotto quello che costerebbe qualche ora di una persona competente, non stai comprando un prezzo aggressivo: stai comprando l'uscita di un generatore con una passata di correttore. Stesso discorso per il pagamento a parola, che premia chi allunga il brodo: un pezzo breve che risponde vale più di uno lungo che gira intorno.
Sull'intelligenza artificiale, senza ipocrisia
La uso ogni giorno, ci ho scritto sopra un libro e mi fa risparmiare ore di lavoro sporco. Il problema non è la macchina, è chi si assume la responsabilità di quello che esce. La differenza tra usarla e farsela firmare sta tutta in una persona che rilegge, verifica i fatti e mette il proprio nome accanto al tuo.
Sull'AI Act, detto com'è
Dal 2 agosto 2026 si applica l'articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689: chi pubblica testi generati dall'AI per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve dichiararlo. Esiste però una deroga esplicita, e va detta: l'obbligo non scatta se il contenuto è stato sottoposto a revisione umana e qualcuno se ne assume la responsabilità editoriale. Un blog aziendale che parla dei propri servizi, riletto e firmato, nella maggior parte dei casi non ricade nell'obbligo di etichettatura. Chi ti racconta che rischi multe milionarie per un articolo sui tuoi prodotti ti sta vendendo paura. Diverso il caso dei chatbot sul sito e delle immagini o dei video sintetici: quelli vanno dichiarati.
