Ho passato anni a cercare cosa lascia passare un sistema: Ethical Hacker certificato (CPEH), CTU del Tribunale di Lodi e consulente privacy iscritto a FederPrivacy. Le stesse competenze che uso per proteggere i sistemi degli altri le applico quando si tratta di decidere quali informazioni possono entrare in un'intelligenza artificiale e quali non devono uscire dall'azienda per nessun motivo.
Per uno studio che tratta dati sensibili, per un'azienda che ha un know-how da difendere, per un professionista tenuto al segreto, questa non è una riga in più nel curriculum: è la differenza tra innovare in sicurezza e improvvisare sperando che vada bene. La domanda "dove finiscono queste informazioni" ha una risposta tecnica e una risposta giuridica, e chi ti segue dovrebbe saperle entrambe, altrimenti te ne dà una sola e ti lascia scoprire l'altra dopo.
È anche il motivo per cui GDPR e AI Act, nei progetti che seguo, non arrivano alla fine come una pratica da sbrigare. Sono parte del progetto dal primo giorno, e quando sono messi bene non frenano niente: tolgono soltanto le strade che ti avrebbero fatto tornare indietro.
