Parlare di LinkedIn per aziende in Italia significa quasi sempre ritrovarsi davanti allo stesso consiglio: apri la pagina aziendale, carica il logo, pubblica gli auguri di Natale e le foto della fiera. È il motivo per cui migliaia di pagine aziendali italiane hanno duecento follower, tre post l’anno e zero contatti generati. Il problema non è la piattaforma. Il problema è che la maggior parte delle guide disponibili traduce un manuale scritto per creator americani e lo applica a un’impresa di quindici persone che vende impianti industriali, consulenza fiscale o servizi informatici. Sono due mondi diversi. Questa guida parte da dove sei davvero: poche persone, poco tempo, un ciclo di vendita lungo e un cliente che prima di firmare vuole capire chi sei.
Il canale che le pmi italiane lasciano scoperto
Partiamo da un dato che spiega molto. Secondo l’ultima rilevazione Istat sulle imprese e le tecnologie digitali, il 59,0% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizza i social media, mentre solo il 38,1% raggiunge un livello alto di intensità digitale complessiva. Il quadro emerge dal rapporto Imprese e ICT dell’Istat, che fotografa un tessuto produttivo digitalizzato a metà: presente, ma raramente strutturato.
Il confronto europeo rende la cosa più chiara. Nel 2025 il 63,6% delle imprese dell’Unione con almeno dieci addetti dichiara di usare i social media, con le piccole imprese al 60,6% e le grandi all’89,1%, come riporta l’analisi Eurostat sull’uso dei social da parte delle imprese. L’Italia sta sotto la media continentale, e la distanza si concentra proprio nella fascia dimensionale che qui interessa: le piccole e medie imprese.
C’è poi un terzo elemento che vale più dei primi due messi insieme. L’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano stima che solo il 7% delle imprese italiane abbia una maturità digitale B2b avanzata, a fronte di un mercato che vale 4,9 miliardi di euro. Tradotto in termini commerciali: nel tuo settore, con ogni probabilità, il presidio B2B è debole. Non stai entrando in un canale saturo. Stai entrando in un canale vuoto, dove chiunque si muova con un minimo di metodo ottiene visibilità sproporzionata rispetto allo sforzo.
Vale la pena fermarsi un attimo su cosa rende LinkedIn diverso dagli altri social per chi vende servizi ad altre aziende. Le persone ci arrivano con la testa al lavoro, non allo svago. Il profilo dichiara ruolo, azienda e settore, quindi il targeting è pulito senza bisogno di inferenze. E soprattutto la piattaforma è indicizzata da Google: il profilo del titolare e la pagina aziendale compaiono nelle ricerche sul nome dell’impresa, spesso in prima pagina. Chi ha ricevuto il tuo preventivo ti cercherà, e quello che trova pesa sulla decisione. È esattamente lo stesso motivo per cui la gestione della reputazione online di una pmi non è un tema di immagine ma di fatturato.
Pagina aziendale e profilo personale: chi fa davvero il lavoro
Qui sta l’equivoco che manda a vuoto la maggior parte dei progetti LinkedIn nelle pmi italiane. Si apre la pagina aziendale, si dà in gestione a chi ha meno da fare in ufficio, si pubblica quando capita e dopo sei mesi si conclude che LinkedIn non funziona. La verità è che la pagina aziendale, da sola, non è un canale di acquisizione. È un documento di identità.
Cosa serve davvero nella pagina aziendale
La pagina esiste per rispondere in dieci secondi a una domanda precisa: questa azienda è seria e fa quello che dice di fare? Serve quindi che sia completa, coerente e verificabile. Descrizione che spiega il problema che risolvi e per chi, non l’elenco delle certificazioni. Settore corretto. Sito web funzionante. Immagine di copertina che non sia una foto stock di gente che si stringe la mano. Dipendenti collegati alla pagina, perché è il segnale di credibilità più economico che esista.
La creazione tecnica è banale e gratuita: serve un profilo personale attivo e pochi minuti, come descritto nella documentazione ufficiale di LinkedIn sulla creazione di una pagina. Nessuna azienda ha mai perso una commessa per come ha compilato il campo “dimensioni aziendali”. Il tempo che molti investono nel perfezionare la pagina sarebbe più utile altrove, ed è proprio dove andiamo adesso.
Il profilo del titolare è il vero asset commerciale
L’algoritmo di LinkedIn distribuisce i contenuti pubblicati dalle persone molto più di quelli pubblicati dalle pagine. Non è una teoria da corso online: è verificabile da chiunque gestisca entrambi gli account e confronti le visualizzazioni a parità di contenuto. Un post del titolare con ottocento collegamenti raggiunge spesso più professionisti di un post della pagina aziendale con tremila follower.
Detto questo, la ragione è anche più profonda dell’algoritmo. Nel B2B di servizi il cliente non compra da un’azienda, compra da una persona di cui si fida che lavora in un’azienda che sembra affidabile. Il commercialista sceglie il consulente informatico perché ha letto tre cose sensate scritte da lui. L’ufficio acquisti di un’azienda manifatturiera chiama quel fornitore perché il responsabile tecnico spiega su LinkedIn come si risolve un problema che loro hanno da due anni.
Per una pmi italiana che vende servizi la configurazione che funziona è quasi sempre questa: la pagina aziendale come vetrina istituzionale sempre aggiornata, e due o tre profili personali attivi, tipicamente il titolare più chi si occupa di sviluppo commerciale o della parte tecnica. Chi vuole costruire quel presidio in modo ordinato trova il metodo completo nella guida al personal branding su LinkedIn per professionisti e consulenti, che approfondisce headline, sezione “info” e struttura dei contenuti.
Una precisazione che risparmia discussioni interne: attivare i profili delle persone non significa esporre i dipendenti né trasformarli in influencer. Significa che chi già parla con i clienti al telefono e in fiera scrive ogni tanto le stesse cose che dice a voce. Nulla di più.
Come impostare linkedin per aziende in una settimana di lavoro
Impostare LinkedIn per aziende non richiede un progetto trimestrale. Il piano che segue è pensato per essere completato in cinque giorni lavorativi da una persona che ha altro da fare. Non richiede software, budget pubblicitario né consulenti esterni. Nella nostra pratica con le pmi italiane è il punto di partenza che dà il rapporto migliore tra fatica e risultato.
Primi due giorni: mettere in ordine le basi
Si comincia dalla pagina aziendale, perché è quella che comparirà nelle ricerche su Google. Descrizione riscritta in modo che la prima riga dica cosa fate e per chi. Logo in alta risoluzione. Copertina con un messaggio leggibile anche da smartphone. Collegamento al sito verificato. Pulsante di azione impostato su una destinazione che ha senso, di solito la pagina contatti o quella del servizio principale.
Subito dopo tocca ai profili personali. Headline che non sia il titolo sul biglietto da visita ma una frase che spieghi il valore: non “Amministratore delegato presso Rossi Srl” ma “Aiuto le aziende meccaniche a ridurre i fermi macchina”. Foto professionale, non un ritaglio da una foto di gruppo. Sezione “Informazioni” scritta in prima persona. Esperienza lavorativa aggiornata con l’azienda attuale correttamente collegata alla pagina, in modo che il logo compaia e il conteggio dipendenti sia corretto.
Giorni dal terzo al quinto: costruire la rete giusta
Una rete di cinquecento contatti pertinenti vale infinitamente più di tremila collegamenti casuali, perché è a loro che l’algoritmo mostrerà per primi i tuoi contenuti. La regola operativa è semplice: collegati a clienti attuali, ex clienti, fornitori, partner, colleghi di settore e persone incontrate a fiere ed eventi. Poi allarga ai profili che corrispondono al tuo cliente tipo per ruolo, settore e area geografica.
Ogni richiesta di collegamento va accompagnata da una riga di contesto. “Ci siamo conosciuti a MECSPE, mi ha colpito quello che diceva sulla manutenzione predittiva” ottiene un tasso di accettazione radicalmente diverso dalla richiesta muta. Non è una tecnica: è educazione applicata a uno strumento digitale.
In parallelo, chiedi ai colleghi di collegare il proprio profilo alla pagina aziendale e di seguirla. Se siete in dodici e ognuno ha trecento collegamenti, la rete potenziale dell’azienda supera i tremila professionisti senza aver speso un euro. È il motivo per cui l’employee advocacy funziona meglio nelle piccole imprese che nelle grandi: qui le persone ci tengono davvero.
Cosa pubblicare quando non sei un creator
Arriviamo al punto in cui la maggior parte dei progetti si arena. Il titolare apre l’editor, guarda il cursore che lampeggia e chiude tutto. Il blocco nasce da un’aspettativa sbagliata: pensare che serva scrivere qualcosa di brillante. Non serve. Serve scrivere qualcosa di utile a chi compra.
I quattro formati che reggono nel tempo
Il primo è la risposta a una domanda ricorrente. Ogni azienda di servizi riceve le stesse otto o dieci domande da anni. Ciascuna è un post. “Perché il preventivo per un impianto elettrico industriale varia così tanto tra fornitori” è un contenuto che il tuo cliente tipo legge fino in fondo.
Il secondo è il caso concreto reso anonimo. Situazione di partenza, cosa avete fatto, risultato misurabile, senza nominare il cliente e senza gonfiare i numeri. In un caso seguito lo scorso anno, un’azienda di servizi tecnici del nord Italia ha pubblicato per sei mesi un caso al mese: nessun post virale, ma tre richieste di preventivo arrivate da persone che citavano esplicitamente quei contenuti in fase di primo contatto.
Il terzo è il commento a una novità del settore. Una norma che cambia, una tecnologia che si diffonde, un dato appena pubblicato. Non serve la notizia, serve la tua lettura della notizia: cosa cambia concretamente per chi ti legge.
Il quarto è il contenuto dietro le quinte, usato con parsimonia. La squadra che finisce un cantiere, il macchinario nuovo, il collaboratore che completa una certificazione. Umanizza, ma se diventa l’unico formato la pagina torna a essere un album di famiglia.
Il ritmo che si riesce davvero a tenere
Il consiglio di pubblicare ogni giorno viene da chi fa del contenuto il proprio prodotto. Per un’azienda che vende servizi è controproducente, perché porta a due settimane di entusiasmo seguite da otto mesi di silenzio. Un post a settimana dal profilo del titolare, uno ogni dieci giorni dalla pagina aziendale, mantenuti per dodici mesi, battono qualsiasi sprint. La costanza conta più della frequenza, e questo vale su LinkedIn come su ogni altro canale: chi vuole strutturare il calendario in modo serio può partire dal metodo descritto nella guida al social media planning per le pmi italiane.
Una nota tecnica che fa la differenza e che pochi applicano. LinkedIn penalizza i post che portano traffico fuori dalla piattaforma. Se devi linkare il sito, metti il link nel primo commento oppure scrivi un post che abbia senso compiuto anche senza cliccare. E scrivi le prime due righe pensando che siano l’unica cosa che il lettore vedrà prima del “vedi altro”, perché statisticamente lo sono.
Contattare senza fare spam: outreach e obblighi privacy
Qui si concentra il rischio più sottovalutato dalle imprese italiane, ed è anche la sezione che nessuna delle guide in circolazione affronta seriamente. LinkedIn è uno strumento di contatto diretto, e il contatto diretto a fini commerciali in Italia è regolato dal GDPR e dal Codice privacy.
Il messaggio inviato a un collegamento all’interno della piattaforma, se pertinente al ruolo professionale della persona e non massivo, rientra in una comunicazione professionale ordinaria. Il discorso cambia radicalmente quando si estraggono elenchi di profili con strumenti automatici, si ricavano indirizzi email aziendali e si avvia una campagna di posta elettronica. In quel momento stai trattando dati personali raccolti da una fonte che non li ha resi disponibili per quella finalità, e ti servono base giuridica, informativa e registro dei trattamenti.
Da consulente privacy certificato e membro Federprivacy, il consiglio operativo che diamo alle aziende è netto: niente scraping, niente automazioni che inviano decine di richieste al giorno, niente liste comprate. Oltre al profilo sanzionatorio, questi metodi producono la reputazione peggiore possibile proprio nel mercato in cui vuoi vendere, che nel B2B italiano è quasi sempre un mercato piccolo dove tutti si conoscono.
Esiste anche un risvolto di sicurezza che quasi nessuno considera. LinkedIn è oggi uno dei terreni di caccia preferiti per l’ingegneria sociale: profili falsi che si presentano come recruiter o fornitori, richieste di collegamento costruite per mappare l’organigramma aziendale, messaggi con allegati che imitano una richiesta di offerta. Da certificazione in ethical hacking, la regola che diamo ai clienti è banale e funziona: verificare sempre se un profilo ha una storia coerente, collegamenti in comune reali e attività nel tempo, e non aprire allegati arrivati da contatti mai sentiti prima. Aumentare la visibilità dell’azienda significa anche aumentarne la superficie esposta, e vale la pena saperlo prima.
Il metodo che funziona è più lento e più solido. Collegamento con nota personalizzata, nessuna proposta commerciale nel primo messaggio, presenza costante nei contenuti in modo che quando scriverai la persona sappia già chi sei. Poi, quando emerge un’occasione reale, un messaggio diretto e specifico. È un processo che si integra naturalmente con il resto del sistema di acquisizione: il modo in cui i contatti raccolti su LinkedIn vengono qualificati e gestiti è lo stesso descritto nella guida alla lead generation per pmi italiane.
Quando ha senso pagare: sales navigator, ads e abbonamenti
Domanda inevitabile: LinkedIn per le aziende costa? La pagina aziendale è gratuita, e con essa la pubblicazione di contenuti, i messaggi ai collegamenti, gli analytics di base e la pubblicazione delle offerte di lavoro. Tutto il piano descritto finora si realizza senza spendere nulla. Esistono poi strumenti a pagamento con abbonamento mensile, e la domanda giusta non è quanto costano ma quando servono.
Sales Navigator ha senso quando hai un commerciale dedicato che lavora su un elenco definito di aziende target e ha bisogno di filtri di ricerca avanzati, avvisi sui cambi di ruolo e messaggi verso persone fuori dalla rete. Se non hai qualcuno che ci lavora almeno qualche ora a settimana, l’abbonamento resta inutilizzato: succede più spesso di quanto si creda.
Gli abbonamenti Premium sui profili personali servono meno di quanto si pensi. La funzione che vale davvero per un titolare è vedere chi ha visitato il profilo negli ultimi novanta giorni, perché in una pmi quella lista è spesso un elenco di potenziali clienti in fase di valutazione.
La pubblicità è un capitolo a sé. Il costo per contatto su LinkedIn è sensibilmente più alto che su altre piattaforme, il che la rende adatta a chi vende servizi con valore di commessa elevato e inadatta a chi ha margini sottili. Ha senso quando hai già contenuti che funzionano organicamente e vuoi amplificarli su un pubblico definito, non come scorciatoia per saltare la costruzione della presenza. Le modalità di impostazione, i formati disponibili e i criteri di valutazione del budget sono trattati nel dettaglio nella guida all’advertising su LinkedIn per le pmi italiane.
Le funzioni che quasi nessuna pmi utilizza
Dentro la versione gratuita di LinkedIn per aziende ci sono strumenti che restano inutilizzati semplicemente perché nessuno li ha mai guardati. Il primo sono le pagine vetrina, sotto-pagine collegate a quella principale che permettono di dare visibilità autonoma a una linea di servizio o a un marchio secondario. Hanno senso quando l’azienda serve pubblici davvero diversi, per esempio una divisione formazione e una divisione impiantistica, e non ha senso duplicarle per pura ambizione organizzativa: due pagine aggiornate male valgono meno di una aggiornata bene.
C’è poi tutta l’area dedicata alle persone. Pubblicare un’offerta di lavoro nella forma base è gratuito e, per una piccola impresa di provincia, spesso rende più di un annuncio a pagamento su un portale generalista, perché arriva a candidati che quel lavoro lo stanno già facendo altrove. Al contrario, la ricerca attiva di profili resta faticosa senza strumenti dedicati, quindi è meglio impostare aspettative realistiche.
Un’altra funzione ignorata è la newsletter nativa. Chi si iscrive riceve una notifica a ogni uscita, il che significa raggiungere la propria rete senza dipendere interamente dall’algoritmo. Per un’azienda di servizi con un tema tecnico ricorrente è probabilmente lo strumento gratuito con il rendimento migliore, a patto di sostenere una cadenza mensile per almeno un anno.
Vanno citati infine gli eventi e i sondaggi. Un webinar organizzato dalla piattaforma raccoglie iscrizioni con dati professionali già verificati, mentre un sondaggio ben formulato è il modo più rapido per capire come ragiona il tuo mercato e produce contenuto per i mesi successivi. Al contrario, il gruppo aziendale è quasi sempre una perdita di tempo: la funzione è marginale da anni e l’attività resta prossima allo zero.
Misurare i risultati senza raccontarsi favole
Le metriche che LinkedIn mette in evidenza sono quelle che fanno sentire bene, non quelle che contano. Impression e like non pagano gli stipendi. Per un’azienda che vende servizi gli indicatori utili sono quattro, e nessuno di questi compare nella dashboard principale.
Il primo è la crescita della rete pertinente, cioè quanti nuovi collegamenti corrispondono al profilo del tuo cliente tipo. Cento collegamenti giusti valgono più di mille generici. Il secondo sono le visualizzazioni del profilo del titolare, che salgono in modo misurabile quando i contenuti circolano e che spesso anticipano di qualche settimana le richieste di contatto.
Il terzo sono le conversazioni avviate: quante persone hanno risposto, commentato in modo sostanziale o scritto in privato. È un numero piccolo, si conta a mano, ed è il vero indicatore anticipatore delle vendite. Il quarto sono le richieste di preventivo in cui il cliente cita LinkedIn o un contenuto specifico. Basta aggiungere una domanda al primo contatto commerciale: come ci ha trovati?
Su un ciclo di vendita B2B di servizi i primi segnali arrivano tipicamente dopo tre o quattro mesi di attività costante, e le trattative attribuibili al canale dopo sei o nove. Chi promette risultati in trenta giorni sta vendendo un’illusione. Per impostare un sistema di misurazione che regga anche in azienda, il quadro completo degli indicatori è nella guida su come si misura il ROI del marketing digitale nelle pmi.
Gli errori che vediamo più spesso
Il primo è delegare tutto alla persona più giovane dell’ufficio perché “è brava con i social”. La competenza che serve non è tecnica, è di contenuto: bisogna conoscere il mestiere per scrivere qualcosa di utile a chi compra. Meglio un titolare che scrive male cose vere di uno stagista che scrive bene cose vuote.
Il secondo è trattare LinkedIn come una bacheca di annunci. Post che dicono soltanto “siamo leader nel settore” o “contattaci per un preventivo gratuito” vengono ignorati sistematicamente, perché non danno nulla prima di chiedere.
Il terzo è l’incoerenza tra quello che si dice su LinkedIn e quello che si trova altrove. Se il profilo promette innovazione e il sito è fermo al 2016, il messaggio che arriva è il secondo. La presenza su LinkedIn amplifica quello che sei, non lo sostituisce.
Il quarto, e forse il più costoso quando si parla di LinkedIn per aziende, è aprire tutto e poi sparire. Una pagina aziendale con l’ultimo post di due anni fa comunica un’informazione precisa e sbagliata: che l’azienda potrebbe non esserci più. In quel caso, paradossalmente, era meglio non aprirla.
Risorse per partire e capire se ha senso
Prima di investire tempo, una verifica onesta: LinkedIn ha senso per la tua azienda se i tuoi clienti sono altre imprese o professionisti, se il valore medio di una commessa giustifica un ciclo di relazione lungo, e se in azienda c’è almeno una persona disposta a scrivere qualcosa di suo una volta a settimana. Se vendi al consumatore finale con scontrini piccoli, altri canali rendono di più e conviene dirlo.
Se invece le tre condizioni ci sono, il piano di questa guida si esegue con un investimento di poche ore la prima settimana e circa un’ora a settimana dopo. È tra le attività di marketing con il rapporto migliore tra costo e rendimento oggi disponibili per una pmi italiana di servizi, e chi vuole inserirla in una strategia più ampia può partire dal quadro generale della consulenza marketing per pmi.
Riepilogo dei punti chiave
LinkedIn per aziende funziona in modo diverso da come lo raccontano le guide pensate per i creator. Per una pmi italiana che vende servizi la pagina aziendale è una vetrina di credibilità, mentre il motore di visibilità e di contatto sono i profili personali del titolare e di chi si occupa di sviluppo commerciale, perché l’algoritmo distribuisce molto più i contenuti delle persone. L’impostazione completa richiede circa cinque giorni di lavoro non continuativo e nessun budget: pagina ordinata, profili riscritti con un’headline che spiega il valore, rete costruita su clienti, fornitori e cliente tipo, contatti sempre accompagnati da una nota personalizzata. Sul fronte contenuti bastano quattro formati ricorrenti, risposta a domande frequenti, caso concreto anonimo, commento a una novità di settore e retroscena aziendale, con un ritmo di un post a settimana mantenuto per almeno dodici mesi. L’outreach va gestito senza scraping né automazioni massive, perché il GDPR regola il trattamento dei dati raccolti dalla piattaforma. Gli strumenti a pagamento servono solo quando esiste già qualcuno che ci lavora, e i risultati commerciali si valutano su rete pertinente, visualizzazioni del profilo, conversazioni avviate e richieste di preventivo attribuite, con i primi segnali tra il terzo e il quarto mese.
Domande frequenti su linkedin per aziende
Come si crea LinkedIn per un’azienda?
Serve prima un profilo personale attivo, perché la pagina aziendale viene creata a partire da lì. Dalla home di LinkedIn si apre la voce dedicata alle aziende, si sceglie di creare una pagina e si seleziona la tipologia tra azienda, pagina vetrina o istituto didattico. Poi si inseriscono nome, URL pubblico, sito web, settore, dimensioni aziendali, logo e slogan, e si conferma di essere un rappresentante autorizzato. L’operazione richiede pochi minuti ed è gratuita. Il lavoro vero comincia dopo: descrizione riscritta in modo comprensibile, collegamento dei dipendenti alla pagina e pubblicazione costante.
Quanto costa LinkedIn per le aziende?
La pagina aziendale è gratuita, così come la pubblicazione dei contenuti, i messaggi verso i propri collegamenti, gli analytics di base e la pubblicazione di annunci di lavoro in forma semplice. Esistono poi abbonamenti mensili a pagamento come Sales Navigator per la ricerca commerciale avanzata e i piani Premium sui profili personali, oltre alla pubblicità a pagamento gestita tramite Campaign Manager. Le tariffe cambiano nel tempo e vanno verificate direttamente sulla piattaforma. La regola pratica è che gli strumenti a pagamento hanno senso solo quando in azienda c’è già qualcuno che dedica ore strutturate al canale.
Come usare LinkedIn per le aziende in modo efficace?
Tenendo la pagina aziendale come vetrina istituzionale sempre aggiornata e affidando la parte attiva ai profili personali del titolare e di chi segue lo sviluppo commerciale, perché l’algoritmo distribuisce molto di più i contenuti pubblicati dalle persone. La rete va costruita su clienti, ex clienti, fornitori, partner e profili corrispondenti al cliente tipo, con richieste di collegamento sempre accompagnate da una riga di contesto. I contenuti devono rispondere a domande che i clienti pongono davvero, con un ritmo sostenibile di circa un post a settimana mantenuto nel tempo.
Chi può aprire una pagina aziendale su LinkedIn?
Può farlo qualsiasi persona con un profilo personale attivo e almeno un collegamento, che dichiari di essere un rappresentante autorizzato dell’organizzazione. In passato erano richiesti requisiti più stringenti su anzianità del profilo e numero di collegamenti, oggi non più. Chi crea la pagina ne diventa amministratore predefinito, ma è buona pratica nominare subito un secondo amministratore: nelle pmi italiane capita spesso che la pagina resti bloccata perché l’unico amministratore ha lasciato l’azienda.
Come funziona LinkedIn per le aziende rispetto agli altri social?
La differenza sostanziale è il contesto mentale di chi legge: le persone entrano su LinkedIn con la testa al lavoro, quindi accettano contenuti tecnici e commerciali che altrove verrebbero ignorati. I profili dichiarano ruolo, azienda e settore, e questo rende il targeting molto più preciso senza bisogno di ricostruire gli interessi. I contenuti hanno inoltre una vita più lunga, perché continuano a circolare per giorni, e i profili sono indicizzati dai motori di ricerca. Il rovescio della medaglia è che i tempi di conversione sono lunghi: è un canale di relazione, non di vendita immediata.
Qual è la differenza tra LinkedIn Premium Career e Premium Business?
Premium Career è pensato per chi cerca lavoro e offre strumenti per candidarsi, capire come ci si posiziona rispetto agli altri candidati e accedere ai corsi di formazione. Premium Business è orientato a chi sviluppa attività commerciale e dà informazioni più approfondite sulle aziende, ricerche senza limiti e un numero maggiore di messaggi InMail. Per un titolare di pmi la funzione realmente utile è vedere l’elenco completo di chi ha visitato il profilo negli ultimi mesi, perché spesso corrisponde a potenziali clienti in fase di valutazione.
Da dove partire concretamente questa settimana
LinkedIn per aziende non è un progetto da rimandare al momento in cui ci sarà più tempo, perché quel momento non arriva. È un’attività che si imposta in cinque giorni e si mantiene in un’ora a settimana, e il vantaggio competitivo sta proprio nel fatto che pochissime imprese italiane la portano avanti con costanza. Se dovessi scegliere una sola azione da fare adesso, riscriverei l’headline del profilo del titolare e pubblicherei la risposta alla domanda che i clienti fanno più spesso. Il resto viene da sé.
Se vuoi capire se il canale ha davvero senso per il tuo settore e come integrarlo con quello che stai già facendo, richiedi una consulenza gratuita: parliamo del tuo caso specifico e valutiamo insieme i numeri.
