Advertising · Google, Facebook e LinkedIn · dal 1993 nel digitale

Advertising: ogni euro che spendi deve avere un nome. Altrimenti non è pubblicità, è speranza a pagamento.

Campagne a pagamento su motori di ricerca, social e siti terzi, dimensionate sull'obiettivo e non sul budget che si riesce a stanziare. Prima si sistema il tracciamento, poi si accende: senza conversioni misurate bene, ogni ottimizzazione è un'opinione. Poi, ogni mese, sai quanto è uscito e quanto è rientrato.

Guardiamo insieme i tuoi numeri

Trenta minuti in videochiamata, gratuiti. Nessun impegno, nessuna carta di credito.

33 anni nel digitale 2.500+ aziende in 12 paesi FederPrivacy consulente privacy 4,9/5 su Google
Max Valle, consulente digitale ed Ethical Hacker certificato

Max Valle · chi guarda i tuoi numeri è chi ti risponde

Quando il budget esce ogni mese e nessuno sa dire cosa ha comprato

Ne basta una per rendere utile mezz'ora sui tuoi dati. Se invece cerchi chi ti mette per iscritto un ritorno garantito o dei risultati entro una data, qui non lo trovi: quel numero non lo decide chi ti manda il preventivo, e chi lo scrive conta sul fatto che tu non lo sappia.

  • Il report parla di impressioni e click, tu vuoi sapere delle telefonate. Sono due lingue diverse, e nessuno ha mai fatto la traduzione.

  • Ti hanno proposto di alzare il budget senza mostrarti cosa rende quello attuale. Prima di aumentare la spesa, la domanda da fare è un'altra.

  • Le conversioni sono tracciate male, o non lo sono affatto. Se vale come conversione ogni click sul numero di telefono, il pannello dirà sempre che sta andando benissimo.

  • Il tuo banner insegue chi ha già comprato. Remarketing acceso una volta e mai più guardato: paghi per mostrare un annuncio a chi era già cliente.

  • Hai provato da solo e hai smesso. Le piattaforme suggeriscono da sole di allargare il pubblico e di alzare le offerte, e quel consiglio conviene prima di tutto a loro.

  • Il banner dei cookie taglia una parte dei dati e nessuno se ne occupa. Poi si decide dove spostare il budget guardando numeri che raccontano solo un pezzo di quello che è successo.

Una campagna che non misuri continua a spendere anche mentre sbaglia

La pubblicità a pagamento non si ferma da sola. Compra click finché c'è credito, con l'errore dentro, e alla fine del mese il totale è identico a quello di una campagna che funzionava: il conto arriva comunque, la differenza la fa soltanto cosa hai comprato.

La parte che pesa di più, però, non compare in nessun pannello: sono i mesi in cui hai smesso di investire perché la prima esperienza era andata male. Chi si è scottato tende a chiudere il rubinetto per anni, e in quegli anni il concorrente compra lo stesso pubblico senza doverselo contendere con te, spesso pagandolo anche meno.

La via d'uscita più rapida è anche la meno cara, e passa dai dati che hai già. Mezz'ora sui numeri delle campagne passate dice quasi sempre dove si è rotto qualcosa: il canale, il tracciamento, la pagina di arrivo o l'offerta. Sono quattro problemi diversi e si curano in quattro modi diversi, e sbagliare diagnosi costa un altro trimestre.

Quello che si fa prima di accendere

Il tracciamento viene prima degli annunci, altrimenti i numeri non vogliono dire niente

È la parte che nessuno mette in vetrina, perché non si vede e non fa scena. È anche la parte che decide se il resto del lavoro avrà senso.

  • Conversioni che contano davvero: una richiesta di preventivo vale, l'apertura della pagina contatti no
  • Un valore per conversione, dove è possibile assegnarlo, per smettere di ragionare a click e cominciare a ragionare a margine
  • Consensi e raccolta dati a norma, senza rinunciare a quello che si può misurare legittimamente
  • Pagine di arrivo coerenti con l'annuncio: se la promessa cambia dopo il click, il budget si perde lì e non nella campagna
  • Esclusioni: chi non deve mai vedere il tuo annuncio pesa quanto chi deve vederlo
  • Ricerche di marca separate dal resto, perché chi digita già il tuo nome non è un cliente nuovo e non va contato come tale
  • Frequenza e durata del remarketing, così l'annuncio si spegne quando ha già fatto il suo lavoro
  • Un rapporto che si legge in tre minuti: quanto è uscito, cosa è rientrato, cosa cambia il mese prossimo
Su dati e consensi non improvviso: sono consulente privacy iscritto a FederPrivacy ed Ethical Hacker certificato. Misurare bene e misurare a norma non sono due obiettivi in conflitto, ma vanno impostati insieme all'inizio, non sistemati dopo quando arriva la prima contestazione.

I quattro formati, e in quale situazione ognuno ha senso

Non si accendono tutti insieme. Si parte da quello che nel tuo caso intercetta la domanda già esistente, e si allarga solo dopo, quando i numeri lo giustificano.

Pubblicità sui motori di ricerca

Intercetta chi sta già cercando quello che vendi, nel momento in cui lo cerca. È il formato che di solito rende prima, perché non deve creare la domanda ma solo raccoglierla.

Pubblicità sui social

Post e storie sponsorizzate con selezione del pubblico per interessi e comportamenti. Serve quando la domanda va creata, non raccolta, e quando il prodotto si capisce guardandolo.

Display e remarketing

Banner su siti terzi, e soprattutto il ritorno su chi è già passato dal tuo sito senza comprare. Il valore sta nelle esclusioni e nella durata, non nella grafica del banner.

Contenuti sponsorizzati

Articoli e contenuti integrati nelle pagine dove il tuo pubblico legge già. Meno invasivi, più lenti, utili quando quello che vendi ha bisogno di essere spiegato prima di essere venduto.

Le campagne portano persone, non clienti: quello che succede dopo il click decide quanto rendono. Se i contatti arrivano ma nessuno li ricontatta in tempo, il problema si risolve con la marketing automation; se vuoi che una parte di quel traffico smetta di essere a pagamento, si lavora in parallelo sulla SEO. Il quadro completo è nella pagina digital marketing.

Come si arriva al primo annuncio acceso

Nessun budget stanziato prima di sapere dove finisce. Il primo passaggio non costa nulla e serve anche a te per capire con chi hai a che fare.

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Mezz'ora sui numeri che hai già

Mi mostri gli ultimi report, o anche solo le fatture della piattaforma: guardiamo quanto è stato speso e cosa è tornato indietro.

30 minuti · gratuiti
2

Prima il tracciamento, poi la campagna

Si sistemano conversioni, esclusioni, consensi e pagina di arrivo. Finché questi pezzi non tengono, accendere è solo comprare rumore.

Prima di spendere
3

Un canale acceso e rendicontato

Si parte da un canale solo, si misura per un periodo abbastanza lungo da dire qualcosa, e si allarga soltanto se i numeri lo giustificano.

Ogni mese
4,9 Recensioni verificate

Il giudizio pubblico, quello che non decido io

Recensioni lasciate su Google da imprenditori e professionisti, firmate con nome e cognome.

Sei nomi che forse conosci già

Tra le oltre 2.500 realtà seguite dal 1993. Gli altri, divisi per settore, sono nella pagina dei clienti.

Banca di Asti Politecnico di Milano UnipolSai Ministero della Difesa Università Sapienza di Roma Atlas Copco
Max Valle, Business AI Strategist ed Ethical Hacker certificato

Perché io? L'innovazione di domani, le garanzie di sempre

Sul web italiano dal 1993. Ho costruito siti quando si scriveva l'HTML a mano, ho fatto SEO e digital marketing quando ancora si chiamava "promozione online", e ho passato anni a mettere in sicurezza i sistemi degli altri. L'intelligenza artificiale è l'ultimo capitolo di questa storia, non il primo.

È il motivo per cui, quando ti dico che il tuo sito ha un problema, non sto tirando a indovinare: quei problemi li ho creati, risolti e certificati per lavoro. 33 anni a proteggere i sistemi, non solo a venderli.

4,9 Recensioni Google
  • Sul web dal 1993: siti, SEO e digital marketing
  • Oltre 2.500 realtà seguite in 12 paesi
  • Ethical Hacker certificato (CPEH)
  • CTU del Tribunale di Lodi
  • Consulente Privacy & GDPR (FederPrivacy)
  • Autore di 6 libri, tra cui "Siti da Incubo"
Ethical Hacker (CPEH) CTU Tribunale di Lodi FederPrivacy

Domande legittime, comprese quelle scomode

Le stesse che farei io, se dovessi affidare a qualcun altro un budget mensile.

Non esiste un minimo obbligatorio, e chi te ne dichiara uno sta descrivendo il proprio listino, non le piattaforme. La spesa si dimensiona sull'obiettivo: quanto vale per te un cliente nuovo, quante richieste ti servono, quanto costa mediamente intercettare chi cerca quello che vendi nel tuo settore. Con budget contenuti si ottengono risultati concreti, purché si scelga un fronte solo invece di spalmarsi su tutti.
No, e diffida di chi lo mette per iscritto. Il ritorno dipende dal tuo margine, dalla concorrenza che compra lo stesso pubblico e da cosa succede sul tuo sito dopo il click: sono variabili che non controlla chi gestisce le campagne. Quello che posso garantire è il metodo, cioè conversioni tracciate per bene, spesa rendicontata e la libertà di fermare tutto quando i numeri non tengono, senza doverne discutere.
I dati arrivano dai primi giorni: impressioni, click e conversioni si vedono quasi subito, ed è il grande vantaggio rispetto all'organico. Perché quei dati significhino qualcosa, però, serve un periodo di raccolta e di correzione: prima di quel momento si sta guardando il rumore, non la tendenza. Quanto duri quel periodo dipende dal volume di ricerche del tuo settore, e te lo dico prima di partire.
Non sono alternative, hanno tempi diversi. Con gli annunci compri visibilità adesso e la perdi nell'istante in cui finisce il budget; con la SEO costruisci posizioni che restano ma che chiedono mesi. La combinazione che consiglio più spesso è usare la pubblicità per avere contatti subito e, in parallelo, lavorare sull'organico perché tra un anno la stessa visibilità non debba essere ricomprata ogni mese.
Con poche misure e sempre le stesse: quanto ti costa acquisire un cliente, quanto rientra per ogni euro speso in pubblicità, quale percentuale di chi vede l'annuncio ci clicca e quale percentuale di chi arriva sul sito lascia un contatto. Sono quattro numeri, si leggono in tre minuti e li trovi nel rapporto mensile. Tutto il resto sono grafici che servono a riempire una presentazione.
Principalmente Google, Facebook e LinkedIn, scelte in base a dove sta il tuo pubblico e non in base a quale va di moda quest'anno. Per un'azienda che vende ad altre aziende quasi sempre si comincia dai motori di ricerca; per un prodotto che si capisce guardandolo, dai social. Se nel tuo caso nessuna delle tre ha senso, te lo dico invece di accenderne una per giustificare il lavoro.
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Portami i numeri che hai già, e ti dico dove sta finendo il budget

Trenta minuti in videochiamata sui report delle tue campagne, anche se le gestisce qualcun altro. Alla fine sai se il problema è il canale, il tracciamento, la pagina o l'offerta. Poi decidi tu, con calma.

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