La pubblicità funziona se è “multi-screen”

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Google ha condotto uno studio in partnership con Nielsen, per misurare l’impatto incrementale della pubblicità quando esposta su schermi di diverse dimensioni (ovvero su diversi dispositivi e diverse piattaforme). Ai partecipanti allo studio è stato chiesto di visualizzare uno spot pubblicitario di un’auto (la Volvo S60) della durata di 15 secondi; ad alcuni è stato mostrato solo lo spot in TV, ad altri invece su TV, PC, smartphone e tablet.

Il risultato è stato il seguente:

awareness - Max Valle

nel gruppo esposto al solo spot televisivo, solo il 50% degli utenti ha associato correttamente la pubblicità al brand Volvo. Nel gruppo che ha visualizzato l’annuncio su tutti i diversi schermi – TV, PC, smartphone e tablet – la brand recall è salita invece al 74%.

Similmente dicasi per l’engagement:

engagement - Max Valle

solo il 22% del gruppo esposto allo spot televisivo ha ricordato che l’annuncio pubblicitario era di una berlina a 4 porte, contro il 39% del gruppo che ha visto lo spot su tutte le piattaforme. Concludendo La pubblicità si espone dove ci sono occhi che la possono guardare. Se normalmente utilizziamo il PC al lavoro, lo smartphone quando siamo in giro e il tablet prima di dormire (come sembra dimostrare quest’altra ricerca di Google),

tablet mobile desktop - Max Valle

ecco che, come è giusto che sia, l’inserzionista oculato inserisce lo spot dentro tutti quei contenitori. E quindi – per nostra grande fortuna – i soldi dell’advertising si sposteranno sempre più sugli schermi dei dispositivi collegati a Internet, grossi o piccoli che siano: gli ultimi dati di IAB sono qui a testimoniarlo.

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