L’intelligenza emotiva: Cos’è e come svilupparla

Intelligenza emotiva
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Se pensi che l’intelligenza sia solo una questione di calcoli, numeri, concetti scientifici e similari, in realtà vale subito la pena considerare che c’è una “forma” di intelligenza che dovresti assolutamente sviluppare e coltivare, e che potrebbe costituire la tua leva dì maggiore successo nelle relazioni personali, così come in quelle professionali: l’intelligenza emotiva.

Ma che cosa è l’intelligenza emotiva? Come “provarla” e fare un test? Perché quando si parla di intelligenza emotiva molto spesso si parla dei lavori di Goleman? E, ancora, come puoi allenare la tua intelligenza emotiva?

Si tratta, in buona sostanza, di numerose domande che… meritano ben più di qualche sbrigativa risposta!

E proprio per questo motivo oggi ho voluto dedicare un approfondimento completo a tale tema, su cui concentrarci un po’. Ma andiamo con ordine!

Cos’è l’intelligenza emotiva

Naturalmente, questo percorso di approfondimento sull’intelligenza emotiva, o intelligenza emozionale, non può che partire con una breve panoramica introduttiva.

Cerchiamo dunque di definire l’intelligenza emotiva come un aspetto dell’intelligenza in senso lato, legato tuttavia in modo espresso alla capacità di riconoscere, di utilizzare, di comprendere e di gestire in maniera consapevole le proprie emozioni, e quelle altrui.

Evidentemente, ci troviamo dinanzi a una definizione di “intelligenza” relativamente nuova, coniata soprattutto negli anni ‘90 dello sorso secolo da alcuni lavori particolarmente celebri, e che nel corso degli anni ha trovato terreno fertile. Non è una sorpresa: ci si è infatti progressivamente resi conto che l’intelligenza emotiva è un’abilità sempre più essenziale per poter ottenere il meglio dalla propria vita affettiva e dalle relazioni professionali.

Test intelligenza emotiva: come riconoscere gli “emotivamente intelligenti”

A questo punto potresti ben domandarti in che modo si possa riconoscere una persona emozionalmente intelligente da una persona che invece non ha mai sviluppato (o magari non lo ha fatto ancora) la propria intelligenza emotiva.

Effettivamente… non è difficile! E con un po’ di attenzione anche tu sarai in grado di comprendere quale sia la linea di demarcazione tra una persona con intelligenza emotiva, e una persona che invece ha degli evidenti gap in questa abilità.

Ebbene, posso sicuramente dirti che le persone che hanno una competenza specifica sul piano emozionale sono persone che sanno controllare meglio i propri sentimenti e – aggiungerei, soprattutto – sono in grado di leggere e di interpretare correttamente i sentimenti degli altri, e rapportarsi in ambito sociale in maniera efficace, proprio sulla base di ciò.

Non occorre essere degli esperti nel settore per poter comprendere che le persone che hanno questo tipo di abilità sono anche persone che dimostrano di avere una marcia in più in qualsiasi campo relazionale: da quello familiare a quello lavorativo, dalle relazioni più intime a quelle sociali più allargate, le persone con intelligenza emotive si riconoscono perché, generalmente, sono più brillanti, di maggiore successo, di più facile e piacevole contatto, e così via.

Ad ogni modo, permettimi una piccola confessione.

Le valutazioni di cui sopra non sono evidentemente mie (anche se le sottoscrivo in pieno!) ma sono una libera interpretazione di un lavoro imperdibile realizzato da Daniel Goleman, nel quale l’autore ha lungamente illustrato in che modo l’intelligenza emotiva possa essere un’abilità decisiva per la vita di una persona.

Non vorresti forse saperne di più?

Intelligenza emotiva Goleman; Ecco un riassunto

Goleman è sicuramente l’autore più celebre al mondo quando si parla di intelligenza emotiva. Ma quali sono i principali termini caratteristici delle valutazioni effettuate da Goleman sul tema dell’intelligenza emozionale?

Anche se non ambisco a riassumere in poche righe l’imponente lavoro che Goleman ha fatto su questo argomento, e che ti consiglio di approfondire attentamente leggendo direttamente i suoi volumi, posso comunque cercare di fornirti alcuni spunti su come l’autore ritenga che l’intelligenza emotiva comprenda cinque principali caratteristiche. Quali sono?

Autoconsapevolezza

Il primo tassello che ti consiglio di alimentare se vuoi avere una maggiore comprensione di cosa sia l’intelligenza emotiva e quali siano le sue caratteristiche è l’autoconsapevolezza o, se preferisci, la consapevolezza di sé.

Quando si parla di autoconsapevolezza si intende la capacità di essere sufficientemente consapevoli del proprio stato emotivo, andando a conoscere e saper esprimere i propri sentimenti in maniera aperta. Significa conoscersi in maniera più approfondita, comprendendo quali siano i propri punti deboli, e quali i propri punti di forza. Di conseguenza, una persona che è emotivamente intelligente, e che sa mettere a frutto il rapporto tra emozione e apprendimento, è anche colui che sa comprendere dove occorra intervenire per poter colmare il gap maturato in alcuni aspetti del proprio carattere, e dove invece consolidare i propri punti di vantaggio. Ancora, la persona che è emotivamente intelligente è colui che accetta di buon grado le critiche costruttive, perché ha buona fiducia in sé stessi e sulla possibilità di “realizzarsi”.

Autocontrollo

Il secondo elemento su cui Goleman si sofferma, dopo l’autoconsapevolezza, è l’autocontrollo. Come intuibile, per autocontrollo Goleman intende la possibilità di sapersi gestire, ovvero dominare le proprie emozioni più forti e i turbamenti, incanalandoli verso fini costruttivi, oltre all’integrità che si può ottenere dalla trasparenza di un’autentica apertura agli altri dei propri sentimenti, delle proprie convinzioni e delle proprie azioni.

Empatia

Il terzo tassello di cui dovresti dotarti per poter integrare ulteriormente il tuo quadro sull’intelligenza emotiva è legato all’empatia, definibile come la capacità di percepire e di riconoscere i sentimenti delle altre persone, e di sintonizzarsi emotivamente con loro adottando la loro prospettiva.

Sbrigativamente potrei dunque definire l’empatia anche la capacità di mettersi nei panni delle altre persone, cercando di creare un rapporto emotivo con la controparte, per poter migliorare il successo della relazione. È un vero e proprio punto di straordinaria efficacia per poter sviluppare positivamente ogni tipo di rapporto e, fermamente, ti consiglio di migliorarlo gradualmente, giorno dopo giorno, iniziando magari dalle persone che ti sono più vicine.

Motivazione

Il quarto elemento che Goleman aveva individuato come costitutivo di una intelligenza emotiva è la motivazione. Ma che cosa intendeva l’autore con motivazione?

Almeno in questo ambito di approfondimento, la motivazione è definibile come la capacità di potersi spronare per poter raggiungere i propri obiettivi, divenendo protagonisti del proprio cambiamento con particolare proattività, positività, impegno e dedizione.

Abilità sociali

Chiudiamo infine con le abilità sociali, ovvero con la capacità che ciascuno di noi dovrebbe avere nel gestire bene le proprie emozioni durante i rapporti con gli altri, e cercare di trattare con efficacia ogni interazione. In questo modo sarà possibile risolvere conflitti e problemi comunicativi, orientando ogni scenario sociale nel modo desiderato.

Se volessimo muovere un po’ le acque, e cercare di costruire un percorso che, prendendo spunto dalle valutazioni di Goleman, possa aiutarci a comprendere in che modo sia realmente possibile disporre di una migliore intelligenza emotiva, potrei forse azzardare la realizzazione di una strada di sviluppo che sia costituita in questo modo:

  1. cerca di conoscere le tue emozioni, leggendo a fondo te stesso, analizzando i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza caratteriali, perché solamente in questo modo riuscirai a capire dove lavorare per migliorarti;
  2. monitora le tue emozioni, cerca di liberarle laddove occorre, controllarle e tenerle a bada laddove invece risulta essere preferibile;
  3. motiva te stesso, andando a costruire giorno per giorno un impulso positivo verso il raggiungimento dei tuoi obiettivi;
  4. riconosci le emozioni degli altri, andando a sviluppare la tua empatia e mettendoti così nei panni delle altre persone per poter costruire delle relazioni positive;
  5. gestisci le relazioni con gli altri, al fine di dirimere ogni possibile conflitto e controversia, e orientare invece i tuoi rapporti con profitto.

Come migliorare la propria intelligenza emotiva

Prendendo spunto dal breve percorso che sopra ho voluto tracciare in cinque punti, desidero ora cercare di condividere con te altrettanti consigli che ti suggerisco di tenere a mente e personalizzare per poter sviluppare una ragionevole e più apprezzabile intelligenza emotiva in breve tempo.

La conoscenza delle proprie emozioni

Se hai letto con attenzione le righe che sopra ho cercato di scrivere nel modo più chiaro e trasparente possibile, dovresti ben sapere che il primo passo che dovresti porre in essere per poter portare a compimento il tuo percorso di “apprendimento” dell’intelligenza emotiva è quello della conoscenza delle proprie emozioni. Ma in che modo si possono “conoscere” le proprie emozioni?

In verità, è ben possibile che tu non ti sia posto a questa domanda più volte, considerato che le nostre emozioni sono qualcosa che diamo sempre per scontato!

Conoscere le proprie emozioni significa invece conoscere sé stessi, diventare più consapevoli del proprio stato d’animo del momento, dei propri pensieri e delle proprie percezioni su di esso, e… non solo. Insomma, un bel pasticcio per chi non se ne è mai occupato, no?

In realtà, puoi fare davvero tanto (e subito!) per migliorare la tua posizione in questo contesto, e c’è un pratico passo concreto che voglio indicarti: dare un nome dalle emozioni.

Ogni tanto, durante il giorno, fermati a pensare a “come ti senti”, e cerca di descriverlo a parole. Cerca di dare un’etichetta alle emozioni che stai sentendo, in maniera tale da sforzarti ad essere sempre più consapevole delle tue percezioni. Dare un nome alle emozioni ti permetterà anche di poter riflettere su quello che stai avvertendo, legandolo al passato ma concentrandolo sul presente, ed evitando di agire in maniera impulsiva senza capire il perché.

L’esercizio con il quale voglio chiudere questo paragrafo è dunque molto semplice: come ti senti ora? E quali parole utilizzeresti per poter definire il tuo stato d’animo?

Fai questo semplice test almeno 2-3 volte al giorno, ritagliandoti qualche minuto di tempo per poter riflettere con calma su te stesso.

Il monitoraggio emozionale

Ora che ti sei abituato a valutare le tue emozioni e a dare un nome alle stesse, giunge il momento di compiere un importantissimo secondo step, al quale legherò qualche suggerimento concreto.

Nel percorso che ho voluto condividere con te qualche riga fa ho inserito al secondo posto la necessità di monitorare sé stessi e le proprie emozioni. E, in fin dei conti, si tratta di un’accortezza che puoi ben legare al primo punto di questa guida, no?

Monitorare le emozioni significa infatti essere in una condizione di pieno controllo del flusso di emozioni che stai avvertendo, in maniera più o meno significativa, lineare o in contrasto. Significa dunque cercare di capire quali siano le emozioni più intense e brusche che stai avvertendo, e quelle che invece ti fanno sentire meglio e più a tuo agio.

Cerca allora di monitorare questo flusso di emozioni con consapevolezza, e di capire quali si stanno verificando e perché. Cerca dunque di bilanciare le emozioni più intense con quelle che invece sono meno intense, andando a trovare un buon equilibrio interiore che possa permetterti di evitare i travolgimenti emotivi che sono tipici delle persone che hanno un minore autocontrollo.

Attenzione, con la necessità di “equilibrare” le tue emozioni non ti sto certamente invitando a tenere a bada i tuoi sentimenti, o di reprimerli. Tutt’altro!

Piuttosto, con la necessità di monitorare le tue emozioni voglio invitarti a riconoscere il flusso emotivo che stai vivendo, e riconoscerlo e accomodarlo per poter ripristinare uno stato interiore di benessere che ti permetterà di evitare di finire schiacciato sotto il peso delle emozioni incontrollate.

Anche in questo caso, c’è un piccolo esercizio che ti consiglio di fare ciclicamente e, soprattutto, nel momento in cui stai avvertendo che possa esserci un turbinio di emozioni incontrollabili.

Il mio suggerimento è anche in questo caso quello di ritagliarti un po’ di tempo. Questa volta non dovrai solo limitarti ad etichettare le emozioni, come abbiamo fatto nel punto precedente, bensì cercare di confrontarsi con te, comprendendo quale sia l’origine di queste emozioni e come si stanno evolvendo nella tua anima, e ricondurle dunque in una condizione di equilibrio, fino ad arrivare al punto di padroneggiarle e gestirle con la dovuta maturità.

La motivazione di sé stessi

Ora che hai imparato a etichettare le tue emozioni e a riconoscere i flussi emotivi, soffermandosi su di essi per poterli tenere a bada, giunge il momento di trovare la giusta motivazione di sé.

Ma che cosa voglio intendere usando il termine “motivazione”?

In realtà, sono diversi gli aspetti su cui potresti lavorare per poter arrivare alla disponibilità di una migliore intelligenza emotiva.

La cosa che però ritengo sia più importante, e che in questa area di sintesi voglio condividere con te, è il fatto che utilizzare l’intelligenza emotiva significa saper utilizzare le proprie emozioni come se fossero la base motivazione delle proprie azioni. Cerca pertanto di non lasciarti schiacciare dal flusso emotivo, come spesso accade alle persone meno attente al tema dell’intelligenza emotiva, bensì screma le emozioni andando a selezionare quelle di entusiasmo, di desiderio, di voglia e di gioia, in maniera tale che possano fungere da spunto per il conseguimento delle tue finalità.

Anche in questo caso, c’è qualcosa che puoi fare per poter migliorare la tua capacità di sviluppare l’abilità emotiva: inizia a focalizzare i tuoi pensieri e le tue emozioni sugli obiettivi, piuttosto che sulle azioni. Ma come?

Immaginiamo che tu debba studiare un sacco per poter superare un esame. Piuttosto che concentrarti sull’azione (lo studio) cerca di orientare le tue emozioni sulla finalità (superamento dell’esame). In questo modo le tue emozioni fungeranno da leva propulsiva per avvicinarti all’obiettivo finale, evitando invece che ad esser richiamate siano le emozioni meno stimolanti (quelle che parlano delle azioni).

Lo stesso vale non solamente per il piano formativo o professionale, quanto anche per il piano personale e sentimentale. Immaginiamo ad esempio che tu abbia da tempo in mente di chiedere ad una tua collega di uscire a cena con te. È probabile che se non ti sei ancora spinto a farlo, è perché a prevalere sono le emozioni negative (timidezza, ansia, timore di fare brutte figure, ecc.) che si soffermano sulle azioni, ma che ti stai facendo motivare poco o nulla dalle emozioni positive che invece dovrebbero orientarti verso l’obiettivo.

Il riconoscimento delle emozioni altrui

Facendo un altro passo in avanti, arriviamo al riconoscimento delle emozioni altrui. Ovvero, allo sviluppo di quella che abbiamo definito essere l’empatia. Entrare in sintonia con le persone con le quali parliamo è evidentemente fondamentale per poter arrivare a sviluppare una relazione più positiva.

Anche in questo caso, ci sono dei piccoli esercizi che potresti fare per poter cercare di accelerare il conseguimento di una buona condizione di intelligenza emotiva. Il più semplice, ma non per questo poco efficace, consiste semplicemente nel comprendere come ti sentiresti al posto della persona con la quale stai parlando, e quali sarebbero le emozioni probabilmente avvertite da questa persona nei tuoi confronti.

Si tratta, in fin dei conti, di un vantaggio invidiabile, ma fin troppo sottovalutato!

Pensala un po’ come… se fosse un gioco di poker: sviluppare una buona empatia ti permetterà di conoscere qualcuna delle carte nelle mani dell’altro giocatore!

La gestione delle emozioni

Arriviamo dunque alla capacità di gestire le emozioni. Ovvero, alla fase finale di questo nostro piccolo percorso di sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Poter gestire le emozioni ci permette infatti di poter utilizzare correttamente le nostre emozioni, e i riscontri che otteniamo dagli altri, per poter gestire con efficacia ogni rapporto, dirimendo i conflitti e i problemi di comunicazione, migliorando le relazioni con gli altri, e così via.

Di questo ultimo punto, però, parlerò in un altro approfondimento: continua a seguirmi e, intanto, dai anche uno sguardo al mio focus sul tema Growth Mindset!

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Max Valle

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